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Epilazione laser fa male?

Epilazione laser fa male?

Che sia condivisibile o no ormai è un dato di fatto, la tricofobia ha contagiato anche i maschietti che forse più delle donne ricorrono sempre più all’epilazione.

Per moda, tendenza, igiene o semplicemente per un senso estetico un corpo glabro sembra essere preferito, a prescindere dal sesso.

Ma quanto costa in termini di sacrificio, di tempo dedicato e di sofferenza?

Che cos’è il laser a diodi

Poniamo per scontato che i vecchi sistemi siano ormai superati anche se efficienti.

Mettiamo da parte la ceretta, l’epilatore elettrico, le creme depilatorie o la pinzetta per valutare esclusivamente l’epilazione tramite laser a diodi.

Il principio sul quale si basa il laser è la fototermolisi selettiva (sempre più) verso il pelo. Il raggio fotonico che coagula letteralmente il follicolo pilifero agisce su una lunghezza d’onda (808 nm) tipica del colore del pelo, lasciando intatti i tessuti adiacenti, che sono dotati di una diversa pigmentazione.

I moderni apparecchi laser consentono risultati apprezzabili anche su fototipi chiari, laddove fino a qualche anno fa l’epilazione risultava impossibile. Ovviamente i candidati eccellenti in quanto ad efficacia rimangono le carnagioni olivastre/scure (f.t. 3,4 e 5).

La soluzione definitiva

Il trattamento al laser è privo di effetti collaterali, può essere tranquillamente effettuato su tutto il corpo tranne che nel contorno occhi, laddove la cute è molto sottile.

Quasi nessun paziente riferisce un vero e proprio dolore al trattamento, piuttosto alcuni soggetti ipersensibili descrivono la sensazione di ricevere una picchettata simile al colpo di un elastico; ad ogni modo è possibile una sedazione topica preventiva.

In seguito all’epilazione laser può comparire in alcune zone una leggera sensibilizzazione comparabile ad una moderata esposizione al sole (non ustione), ad ogni modo l‘eventuale fastidio che possa comportare il laser a diodi non è certamente equiparabile al dolore della ceretta o dell’epilatore elettrico.

L’apparecchiatura utilizzata dal medico estetico è ovviamente più potente rispetto a quello di pertinenza dell’estetista, il raggio laser ha la stessa lunghezza d’onda ma raggiunge strati più profondi della cute (quello estetico si ferma a 0,5 cm).

Del resto il medico utilizza lo stesso macchinario anche quale terapeutico per alcune malattie della pelle (acne, teleangectasie, couperose); il limite dell’utilizzo del laser e della luce pulsata da parte dell’estetista è regolato dal D.M. 110 del 22.05.2011, ma ulteriori restrizioni possono essere decretate da emendamenti regionali.

All’ultimo pelo

L’epilazione laser si intende definitiva in quanto va a distruggere il bulbo pilifero.

In realtà questo non è del tutto vero, anche se efficace la distruzione della radice tricogena non avviene mai in via definitiva, tuttavia ne ritarda anche parecchio la formazione e i peli che rinascono sono di consistenza e lunghezza molto inferiori dei precedenti.

Durante la gravidanza, nel periodo peri-mestruale o in seguito ad alcune disfunzioni ormonali, quando il picco di estrogeni in circolo raggiunge livelli alti, la ricrescita pilifera è più efficace, dunque sarà il medico (o l’estetista) a decidere il momento più opportuno per effettuare le varie sedute.

Queste variano in funzione anche del sesso e della carnagione, ma una epilazione totale va compiuta a zone in almeno 4/6 sedute, da effettuarsi nel giro di alcuni mesi.

L’epilazione laser dunque è sicura ed efficace, relativamente indolore e non provoca alterazioni strutturali delle cellule (tumori della pelle); l’utilizzo è consentito in tutto il mondo ed approvato dalla FDA americana.

Attenzione però a prezzi troppo competitivi che possano nascondere incompetenza o scarsa qualità dell’apparecchio; in entrambi i casi le conseguenze potrebbero essere anche serie.

Inoltre anche se la qualità del laser è alla base del successo e del benessere della persona, un buon risultato dipende dal grado di competenza dell’operatore.

Le estetiste sono obbligate a frequentare almeno un corso base della durata di 160 ore (oltre 30 settimane) per essere abilitate alla fototermolisi tramite apparecchio laser, mentre i medici specialisti che ne fanno un uso molto più ampio frequentano corsi periodici di aggiornamento e perfezionamento.

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