Maria Luisa Pozzi - MioDottore.it

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Verruche filiformi: cosa c’è da sapere

Le verruche filiformi rappresentano una tipologia di verruca molto comune e si presentano sulla pelle come delle escrescenze che creano disagio e imbarazzo a chi compaiono.

Tendono a estendersi in lunghezza, per questa ragione sono considerate decisamente insopportabili da vedere, soprattutto sotto il punto di vista estetico.

Questo tipo di verruche non sono dannose sotto il piano salutare ma recano disagi a livello personale in quanto sono dei veri e propri inestetismi e mettono in imbarazzo tutti coloro che soffrono di questa problematica.

Verruche filiformi: cosa c’è da sapere

Le zone principali del corpo dove appaiono le verruche filiformi sono il viso e il collo.

Nella maggior parte dei casi le parti specifiche in cui compaiono le verruche filiformi sono le palpebre, il collo, le labbra e tutte le zone che risultano complicate da nascondere.

Si distinguono dalle verruche tradizionali in quanto crescono in maniera più rapida e violenta sulla pelle, estendendosi in lunghezza. Inoltre, tendono a moltiplicarsi velocemente.

Il virus HPV rappresenta il responsabile principale che consente la nascita e la formazione delle verruche filiformi sulla cute, in maniera particolare tali perfezioni sono causate dai gruppi HPV 1, 2, 4, 27 e 29.

Verruche filiformi: sintomi

Il sintomo principale della nascita delle verruche è il prurito che si avverte proprio dove si svilupperanno in seguito. La maggior parte dei pazienti non percepisce nessun campanello di allarme, perché la loro capacità di espansione è talmente veloce che non danno il tempo di rendersi conto di cosa stia accadendo.

In alcuni casi se si formano intorno o alla zona degli occhi creano problemi di sanguinamento per il semplice fatto che queste parti del viso sono decisamente delicate.

Sono rari i casi in cui sul viso o sul collo nasce una singola verruca filiforme. Quando ne compare una subito dopo se ne formano delle altre, riempiendo il viso in breve tempo.

Il contagio delle verruche filiformi avviene attraverso dei comportamenti scorretti, come ad esempio quella di usare l’asciugamano che ha utilizzato un’altra persona affetta dal Papilloma Virus. Tuttavia, non tutte le persone che si asciugano il viso o le altre zone del corpo contraggono il virus, a riscontrarlo velocemente spesso sono i soggetti che hanno le difese immunitarie basse.

I medici consigliano ai pazienti di non toccare qualsiasi tipologia di verruca una volta comparsa in quanto tendono a espandersi rapidamente in tutti i punti del corpo dopo averne toccata anche solo una.

Rimedi per eliminare le verruche filiformi

Per eliminare le verruche filiformi generalmente è consigliato applicare dei rimedi d’immunoterapia, perché attraverso questi trattamenti specifici si ha la possibilità di rimuoverle senza lasciare segni e cicatrici.

La soluzione viene iniettata in maniera diretta nella verruca o spalmata in superficie. L’obiettivo di queste terapie consiste nell’ottenere una risposta positiva dall’organismo.

Nei casi più complicati è necessario passare a dei metodi più aggressivi tra cui l’utilizzo dell’acido salicilico.

Come ultimo trattamento qualora tali soluzioni non dovessero bastare, dovranno essere applicati dei metodi chirurgici laser o crioterapia. Attraverso l’intervento chirurgico si ha la possibilità di ottenere dei benefici sia a livello salutare sia personale eliminando il virus in maniera completa e definitiva.

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Smagliature: trattamenti e rimedi

Tutto quello che c’è da sapere su trattamenti e rimedi per le smagliature

Le smagliature della pelle possono essere causate da diversi fattori e situazioni come un improvviso dimagrimento o la gravidanza: si tratta di un problema estetico che può comparire in qualsiasi parte del corpo ma che tuttavia puoi contrastare efficacemente con trattamenti e rimedi di vario genere.

Come e perchè si formano le smagliature

Da un punto di vista medico e scientifico le smagliature sono delle vere e proprie cicatrici cutanee causate dalla rottura delle fibre plastiche. In pratica la pelle perde la sua originale elasticità e non riesce a gestire ad esempio un’improvvisa perdita di peso.

Visivamente le puoi notare perché corrispondono a delle striature di diverse tonalità che si localizzano soprattutto in alcune parti del corpo principalmente femminile. Statisticamente le smagliature compaiono nella zona del seno, dei glutei, delle cosce, sui fianchi e sulla pancia.

Sono un problema estetico che riguarda molte donne ma che può essere efficacemente contrastato. La formazione della smagliatura avviene in virtù di un’eccessiva tensione del tessuto della pelle. Nello specifico la pelle va incontro a una prima fase infiammatoria che non è visibile se non attraverso una sensazione davvero minima di bruciore e di prurito.

L’infiammazione è la causa per cui il corpo smette di produrre delle fibre per mantenere inalterata la capacità elastica e quindi si avvia il processo di trasformazione della pelle che si allunga, dopo la fase infiammatoria c’è la cosiddetta fase rigenerativa ossia con la comparsa di striature che sono solitamente di colore rosso tendente al viola.

Da sottolineare che se ti accorgi prematuramente di questa condizione e soprattutto quando la striature sono ancora di colore rosso, i trattamenti possono dimostrarsi molto efficaci permettendoti di ottenere la completa guarigione. Infine c’è la fase di cicatrizzazione che prevede la formazione di nuove fibre elastiche che permetteranno alla pelle in quella determinata zona di rigenerarsi formando una cicatrice.

Purtroppo quando vai a intervenire in questa fase il trattamento non riesce completamente a eliminare l’inestetismo ma soltanto ad attenuarlo e il danno è irreversibile.

I rimedi base

Ci sono dei rimedi base che ti permettono di contrastare o meglio, prevenire, l’eventuale comparsa di smagliature in qualsiasi parte del tuo corpo. Innanzitutto devi porre particolare attenzione al tuo regime alimentare cercando di impostare una dieta ricca di vitamine A, E e C. Infatti si tratta di vitamine che stimolano la produzione di collagene e quindi migliorano la capacità elastica della pelle che difficilmente può andare incontro a una smagliatura.

Oltre al regime alimentare occorre anche avere altri accorgimenti, in primo luogo idratare costantemente la pelle. Il consiglio che possiamo dare è quello di bere circa 2 litri d’acqua al giorno. In aggiunta puoi anche utilizzare dei prodotti che ti garantiscono idratazione alla pelle come creme a base supernutrienti. Se a tutto questo abbini una media attività fisica settimanale, riuscirai ad avere un risultato importante in fase di prevenzione. Nello specifico l’attività fisica ti permette di mantenere un determinato tono muscolare in tutte le parti del corpo e contribuire a un livello di elasticità della pelle ottimale.

Trattamenti estetici per rimediare alle smagliature

La medicina estetica ti mette a disposizione alcuni importanti trattamenti che se effettuati con le tempistiche giuste consentono di guarire completamente la smagliatura senza lasciare alcuna traccia.

Ovviamente come già evidenziato in precedenza, se la smagliatura è già di colore bianco, l’unica cosa che è possibile fare è quella di attenuarla.

Un trattamento molto apprezzato è il needling. In pratica si tratta di una stimolazione meccanica che avviene con l’utilizzo di piccoli aghi che vanno a lavorare sulla parte in cui si è formata la cicatrice. Questo è uno stimolo ulteriore alla produzione del tessuto rigenerativo e tra l’altro viene utilizzato anche per altre esigenze per quanto riguarda l’estetica, come il contrasto alle rughe o a macchie.

Altre opzioni molto interessanti sono i trattamenti a base di acido ialuronico con biorivitalizzazione oppure si può scegliere la carbossiterapia. Tutti approcci che devono essere valutati in funzione dello stato delle smagliature presenti sul tuo corpo e rispetto alle caratteristiche del tuo organismo.

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Asportazione laser e chirurgica di nei, angiomi, cheratosi come funziona?

Breve panoramica su nei, angiomi e cheratosi

Nei, angiomi e cheratosi sono fenomeni detti neoformazioni cutanee, che coinvolgono la produzione di cellule in eccesso sulla pelle. Spesso vengono tenute d’occhio o rimosse perché considerate antiestetiche a seconda della posizione in cui si trovano o per via dei rischi che possono comportare per la salute della pelle. Esse infatti possono essere di natura benigna – le più frequenti – ma anche maligna.

I nei, congeniti quando presenti fin dalla nascita o acquisti quando compaiono in seguito, sono fra gli esempi più classici di neoformazioni. A seguire gli angiomi, originati dal sistema vascolare, che prendono infatti una colorazione rossa. Le cheratosi, forse meno conosciute, sono invece di colore bruno e circolare sono formazioni seborroiche, frequenti in tarda età o come effetto collaterale dell’esposizione al sole.
In tutti e tre i casi si può provvedere alla loro rimozione previa attenta analisi dermatologica, con due distinzioni fondamentali sul piano della modalità di esecuzione: laser o chirurgica. Vediamo dunque la differenza fra i due metodi e come essi funzionano.

Chirurgia nella rimozione di nei, angiomi e cheratosi

La via della rimozione chirurgica viene intrapresa solitamente quando l’analisi dermatologica ha lasciato dei dubbi circa la natura maligna di una neoformazione cutanea. In questo modo sarà possibile effettuare dopo l’asportazione un doveroso esame istologico per avere un referto più preciso circa la natura del tessuto rimosso.

Le domande più frequenti sulla chirurgia sono se essa sia dolorosa, se lasci o meno cicatrici e se richieda una preparazione preventiva o attenzioni speciali post operazione.

Trattandosi solitamente di piccole formazioni da rimuovere, l’operazione è di breve durata e viene svolta in anestesia locale, priva di qualsivoglia sensazione dolorosa. Solitamente viene tracciata sulla pelle un’incisione di forma ellittica, cioè un cerchio allungato, che faciliterà in seguito la sutura dopo la rimozione.

Solo in rari casi di asportazioni estese che rendano impossibile una semplice sutura, si potrebbe dover ricorrere all’uso di lembi, ossia l’asportazione e riposizionamento di piccole parti di tessuto da zone vicine del resto della cute.
Normalmente non è necessaria alcuna preparazione particolare all’intervento, salvo avere cura di comunicare al medico le eventuali allergie per consentire in seguito la scelta corretta dell’anestesia più sicura.

A livello di cicatrici si deve tener presente che si tratta sempre – anche se in forma molto ridotta – di un’operazione chirurgica. I punti di sutura, che siano esterni o interni a seconda della tipologia di punto necessario, possono lasciare piccoli segni nel tempo o sparire molto facilmente nel giro di pochi mesi o anni.

Tutto dipende da vari fattori, fra cui la pelle stessa di chi subisce l’intervento, i punti adoperati e l’estensione dell’incisione. In ogni caso se si arriva alla chirurgia, come premesso all’inizio, è per via di un potenziale rischio concreto per la salute della propria pelle: meglio non trascurare il problema per superficiali timori come quelli legati a piccoli inestetismi, che comunque sarà sempre possibile correggere in seguito.

Terminato l’effetto dell’anestesia un leggero dolore è una conseguenza normale così come l’infiammazione della zona trattata. Si possono ridurre entrambi con l’applicazioe di ghiaccio.

Assolutamente vietato invece rimuovere la medicazione prima del tempo e del controllo che viene eseguito solitamente a distanza di giorni. Da evitare dunque il bagno se questo va a toccare la zona appena operata, ma preferire una più pratica doccia, adoperando un buon cerotto impermeabile per sigillare l’area. I punti vengono dunque rimossi dopo alcune settimane. Solo a questo punto sarà possibile, previa consultazione medica o del dermatologo stesso, approntare qualche tecnica per la riduzione dell’eventuale inestetismo della cicatrice.

Laser per la rimozione di nei, angiomi e cheratosi

Il laser invece, è solitamente adoperato per la rimozione di neoformazioni di chiara entità benigna e senza alcun rischio, in quanto comporta la letterale vaporizzazione delle stesse, che impedirebbe un’analisi istologica del materiale cutaneo distrutto.

Anche in questo caso viene effettuata un’anestesia locale prima dell’intervento, e le tempistiche sono molto brevi, tanto che è possibile in una sola seduta agire su più piccoli punti.

Il laser agisce bruciando letteralmente la formazione indesiderata, si tratta dunque di una tecnica non invasiva, che difficilmente lascia cicatrici, scottature o effetti collaterali. Il laser è infatti calibrato su una determinata lunghezza d’onda che agisce solo sulla porzione di tessuto da trattare, senza danneggiare quello circostante. La guarigione completa avviene solitamente in pochi giorni, ed è solitamente indolore.

In merito al post operazione, la cura della cicatrice temporanea lasciata dal laser comprende l’applicazione di creme, il divieto di esposizione al sole, una detersione delicata e l’evitare tassativamente il cercare di rimuovere la crosticina della cicatrice, prima che questa cada spontaneamente a completa guarigione.

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Mappatura dei nei: come si fa?

La mappatura dei nei serve al dermatologo per valutare di che natura sono le lesioni pigmentate presenti sulla pelle. Si tratta di un esame che andrebbe effettuato almeno una volta, se non periodicamente, per monitorare la situazione della cute e scongiurare la formazione di patologie gravi come il melanoma.

Perché è utile la mappatura dei nei

Secondo gli esperti, tra le cause responsabili dei tumori della pelle ci sono cattive abitudini come:

  • esposizione ai raggi del sole nelle ore più calde, senza la protezione di creme solari che filtrano i raggi ultravioletti;
  • abbronzatura artificiale;
  • uso di creme protettive contro i raggi del sole, che tuttavia non proteggono adeguatamente in quanto non sono adatte al tipo di pelle oppure non hanno un livello di protezione sufficientemente alto.

Nei a rischio

Il rischio che si corre quando ci si espone al sole o alla luce di una lampada abbronzante, senza le dovute precauzioni, è l’insorgere di melanomi. Si tratta di tumori della pelle che si evolvono con particolare aggressività. Tuttavia prima di allarmarti considera che un esame specifico e controlli periodici sono in grado di scongiurare ogni complicazione.

Innanzitutto c’è da dire che non tutti i nei atipici diventano melanomi; inoltre, un controllo tempestivo permette di predisporre una terapia efficace che conduce alla guarigione completa del paziente colpito da melanoma. Per questo è importante vincere la paura o la pigrizia e recarsi da un dermatologo per un esame della pelle.

Cosa sono i nei? Si tratta di macchie pigmentate che si formano in seguito all’accumulo di cellule che creano la melanina: queste cellule hanno il nome di melanociti.

A chi è consigliata la mappatura dei nei

La mappatura dei nei è consigliata a una serie di soggetti. Dovrebbe sottoporsi a epiluminescenza:

  • chi presenta una superficie cutanea dove sono presenti molti nei: il numero orientativo va dalle cinquanta alle cento unità;
  • chi ha sulla pelle nei atipici: devono essere grandi e avere una forma e un colore differente rispetto alla maggioranza degli altri nei;
  • coloro i quali hanno diversi nei nella zona della schiena: in questo caso la cute è molto più difficile monitorare, per cui la mappatura è particolarmente consigliata;
  • chi ha nella propria famiglia casi di melanomi;
  • le persone che hanno una carnagione chiara e che hanno subito scottature importanti;
  • chi presenta lentiggini o nei che nel tempo si sono palesemente modificati.

Come si fa la mappatura dei nei

La mappatura dei nei è il primo step per prevenire o affrontare la possibile formazione dei tumori della pelle. Lo strumento utilizzato per esaminare i nei si chiama dermoscopio; è un microscopio che viene poggiato sulla pelle per analizzarla a livello cellulare, scoprendo tutte le peculiarità del neo. È un esame approfondito che fornisce informazioni che altrimenti l’occhio del medico non riuscirebbe ad ottenere.

Ma come si svolge la mappatura dei nei? La mappa dei nei viene riportata su una sagoma di cartone che rappresenta il corpo del paziente; ogni punto evidenziato indica la lesione da valutare: parliamo in questo caso di nei e lentigo. Ma il medico ricava dall’esame anche fotografie oppure immagini digitali dell’intera superficie cutanea; i nei possono formarsi anche in zone non visibili ad occhio nudo, come le parti intime e il cuoio capelluto. Le visite successive si baseranno su queste informazioni e consentiranno di emettere un verdetto il più possibile puntuale sulla situazione dei tuoi nei. Il dermatologo esaminerà la situazione e ti consegnerà un referto, che sarà accompagnato dalla diagnosi e da una scheda che consiglierà un trattamento dei nei più preoccupanti. È bene che questi documenti vengano condivisi con il tuo medico curante.

A che serve la mappatura nevica? A scansionare e memorizzare le immagini dei nei nell’archivio di un computer. Il dermoscopio infatti è collegato al terminale che archivia le immagini della mappa. Immagazzinare queste informazioni consentirà al dermatologo di verificare, nel corso delle visite successive, a distanza di tempo, se i nei hanno cambiato il colore e la forma. A essere studiati con maggiore attenzione dalla mappatura sono i nei che presentano alcune caratteristiche particolari: si tratta di nei asimmetici che si caratterizzano perché hanno i contorni frastagliati, una forma irregolare; oppure solitamente sono più grandi degli altri nei e presentano un colore differente.

La mappatura dei nei è conosciuta anche col nome di epiluminescenza o dermoscopia. È un esame che non provoca alcun tipo di dolore e dura circa trenta minuti.

Dopo la mappatura che succede

Cosa accade in seguito alla mappatura? Il dermatologo ti fisserà un appuntamento per un nuovo controllo, a distanza di qualche tempo. Si tratta di un intervallo necessario a verificare come si evolve la situazione. Se durante la nuova visita risulteranno modificazioni anomale dei nei, sarà necessario procedere con ulteriori valutazioni. In questo caso il dermatologo può reputare indispensabile asportare chirurgicamente il neo e analizzarlo attraverso un esame istologico. La presenza di un cambiamento del neo non significa che ci si trovi obbligatoriamente in una situazione di patologia; solo l’istologia sarà in grado di confermare se si è in presenza di un melanoma o soltanto di un neo atipico.

Quando è bene svolgere le visite successive? I nei sospetti che non vengono rimossi devono essere valutati dai tre ai sei mesi dopo il primo esame.

Le visite di routine invece potranno svolgersi dopo uno o due anni, a seconda del parere del medico.

 

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Psoriasi: riconoscerla e trattarla

Cos’è la psoriasi? Conosciamola meglio!

Per esperienza personale o per sentito dire, sicuramente ti sarà capitato di imbatterti nella parola “psoriasi”.

Per psoriasi s’intende una malattia della pelle di tipo infiammatorio, tipicamente cronica e recidiva che si manifesta attraverso macchie eritematose ricoperte da squame biancastre.

Le zone del corpo più colpite da questa problematica sono le ginocchia, i gomiti, cuoio capelluto e zona lombare della schiena, ma anche il resto del corpo può essere coinvolto dalla malattia.

I sintomi della psoriasi sono: placche e papule, eritema, desquamazione, forte sensazione di prurito, bruciore e tensione sulla parte colpita.

Solitamente i sintomi tendono a regredire d’estate ed accentuarsi nel periodo invernale.
Essendo una malattia che visivamente può creare un certo impatto, è bene sottolineare che la psoriasi non è assolutamente trasmissibile attraverso il contatto.

Pertanto toccare una persona affetta da questa malattia della pelle, non comporta alcun rischio di contagio.

Cause della psoriasi

La psoriasi che rientra nella macro-categoria delle dermatiti nasce dalla concausa di diversi fattori predisponenti.

Determinare quale fattore sia più influente rispetto all’altro, è quasi impossibile.
Nella maggior parte dei casi sono la genetica e lo stress ad essere le cause principali.

Sembrerebbe che la presenza di geni difettosi, renda i soggetti predisposti alla psoriasi, i quali sovente, manifestano un’alterata attività del sistema immunitario.

Se facciamo riferimento allo stress invece, dobbiamo indicare che fumo, abuso di farmaci, alimenti e alcool sono tra i fattori più scatenanti di questa malattia.

Esistono anche dei fattori scatenanti che inducono l’insorgere della malattia nei soggetti semplicemente predisposti, questi sono: ferite collegate a interventi chirurgici, traumi, stress psico-fisico, assunzione di particolari farmaci, scottature solari, infezioni da streptococco e virus della famiglia degli herpes.

Tra le fasce di età più colpite troviamo gli under 15 (minoranza), le persone comprese tra i 20 e i 30 anni e quelle tra i 50 e i 60 anni.
Per quanto riguarda i bambini invece, è raro veder sorgere su di loro problematiche legate alla psoriasi.

Come rimediare alla psoriasi

Nel parlare dei possibili rimedi per la psoriasi, dobbiamo indicare il fatto che sono presenti numerose forme cliniche di questa malattia del derma.

Ogni forma clinica ha bisogno di trattamenti diversi che variano da persona a persona, non esiste quindi un unico rimedio o trattamento di contenimento.
Solo un corretto esame diagnostico potrà portare ad un protocollo terapeutico corretto.

Consapevoli di quanto appena anticipato, possiamo dire che sono veramente rari i casi in cui un malato di psoriasi, riesce a guarire dal 100% e altrettanto rari quelli in cui riesce a guarire in maniera spontanea.

Esistono tuttavia diverse strade da intraprendere dal punto di vista dei trattamenti contenitivi, molti dei quali permettono di gestire la malattia, limitando l’intensità dei disagi che provoca alla persona.

Tra le strade curative più scelte troviamo: rimedi topici, rimedi orali tradizionali, terapie biologiche e con raggi ultravioletti.

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Melasma: di cosa si tratta?

MELASMA, UN PROBLEMA ANTIESTETICO DA RISOLVERE IN FRETTA

Non sottovalutare il melasma

Il melasma, conosciuto anche con il termine cloasma, è un problema della pelle che colpisce il viso, presenta una iperpigmentazione locale presentando macchie di colore marrone chiaro o scuro. In percentuale colpisce di più le donne rispetto agli uomini, con più frequenza durante la gravidanza e nella fascia d’età tra i trenta e i quarant’anni.

E’ una alterazione della pelle a livello cromatico che rispecchia il fototipo di quest’ultima, il tipo 3 presenta macchie più scure ed visibili, il 2 invece si notano di meno in quanto sono più chiare e sfumate.

In estate la patologia diventa più evidente in quanto la zona colpita, se esposta al sole, tende ad abbronzarsi maggiormente in concomitanza con le macchie.

Questa patologia presenta una produzione eccessiva di melanina. La melanina è un pigmento che protegge la nostra pelle dai raggi del sole che contenendo i raggi ultravioletti rischiano di danneggiare il DNA. La proteina è quindi una nostra alleata che ci protegge da condizioni di rischio però nel momento in cui viene prodotta in quantità eccessive si creano macchie marroni sulla cute.

A seguire analizzeremo cause e sintomi ed eventuali rimedi, tenendo presente che è importante rivolgersi ad uno studio dermatologico per risolvere la situazione, solo un esperto è in grado di fornire una cura adeguata e personalizzata.

Cause e sintomi: Ormoni, stress o ereditarietà?

Il melasma è facilmente riconoscibile in quanto compaiono antiestetiche macchie scure sul viso, principalmente su guance, naso, tempie e fronte bilateralmente, non di rado si sviluppano anche su collo, braccia e bocca.

All’esordio della condizione le chiazze possono essere di piccole dimensioni, con il tempo tendono ad aumentare di diametro. Sono diverse dai nei in diversi aspetti, le macchie si presentano piatte non sollevate.

Per essere sicuri della diagnosi è di fondamentale importanza recarsi presso uno studio dermatologico nel quale un esperto osserva la morfologia delle macchie e la loro pigmentazione. Raramente occorre prelevare un piccolo campione di pelle da analizzare per avere la conferma della patologia. Non c’è da preoccuparsi, il prelievo è rapido e non necessita di anestesia locale.

Il melasma è anche conosciuto con la dicitura maschera della gravidanza, infatti una delle cause di questa patologia è proprio lo stato interessante.

Anche l’assunzione di contraccettivi orali potrebbe causare la patologia, la pillola contraccettiva infatti contiene un elevato numero di estrogeni che concorrono a manifestare l’inestetismo sul viso.

L’ereditarietà sembrerebbe sia un altro fattore di causa del melasma, chi ha famigliari che in passato hanno sofferto di questo disturbo sono più propensi a svilupparlo a loro volta.

Spesso le macchie compaiono anche per eccessiva esposizione al sole o allergia a cosmetici per il viso, profumi o crema solare.

Infine lo stress psicofisico può causare il melasma, trovarne le cause ed eliminarle è difficile se non impossibile anzi la comparsa delle macchie potrebbe causare ulteriore stress alla donna.

Come si cura

Come già accennato la migliore cura è affidarsi ad un professionista. E’ meglio evitare di utilizzare creme fai da te o rimedi che si trovano in farmacia rischiando di peggiorare la situazione.
La pelle del viso è troppo importate per sottovalutare la condizione presente e recarle danni antiestetici magari irreversibili.

Un dermatologo esperto saprà valutare se si tratta effettivamente di melasma, quale tipo è presente sulla pelle e come curarlo.

Ne sono state individuate tre tipologie: 1. epidermico, causato dall’aumento di melanina nello strato basale; 2. dermico, la melanina è presente nei macrofagi (cellule che svolgono un ruolo importante nella risposta immunitaria del corpo); 3. Misto.

E’ importante capire quale dei tre tipi è presente per curarlo in modalità appropriata, infatti il melasma epidermico e misto sono curabili con l’utilizzo di idrochinone.

L’idrochinone è un principio attivo che viene utilizzato per ridurre l’iperpigmentazione cutanea, elimina la melanina dai melanociti e ne previene la formazione. Il dermatologo valuterà i tempi di applicazione che sono solitamente molto lunghi, variano dai tre ai quattro mesi.

Si può anche optare per un peeling chimico superficiale o ad un trattamento a laser dermatologico, sono metodi molto utilizzati per migliorare la salute della pelle. Entrambi sono sicuri.

E’ di fondamentale importanza utilizzare creme solari protettive nel momento in cui ci si espone ai raggi solari in estate, il rischio è il peggioramento della situazione stimolando ulteriore produzione di melanina e ricordarsi sempre che le fasce orarie meno rischiose sono al mattino fino alle undici e al pomeriggio dopo le sedici.

Il melasma è una condizione da non sottovalutare, intervenire tempestivamente riduce il rischio che non si riesca a curare in tempi brevi.

L’inestetismo creato dalla condizione potrebbe minare l’autostima della donna che lo presenta quindi agire subito è l’unica soluzione per non riportare anche danni psicologici.

Il dermatologo è una figura professionale di riferimento per la cura delle malattie della pelle, rivolgersi ad uno studio professionale è la soluzione migliore per salvaguardare la propria persona.

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L’Epilazione laser è adatta a tutti i tipi di pelle e peli?

Stanca di stare dietro a ceretta, lametta e rasoi vari che irritano la pelle e creano peli incarniti? La soluzione ai tuoi problemi potrebbe essere l’epilazione laser: ecco di cosa di tratta, per chi è adatta e quali sono i vantaggi.

Che cos’è l’epilazione laser?

L’epilazione laser è un trattamento che consente di rimuovere i peli superflui di viso e corpo grazie alla luce laser che attacca il bulbo pilifero, senza, però, creare danni alla cute circostante.

Il risultato che si ottiene con questo tipo di trattamento viene definito dagli esperti come una riduzione permanente, ovvero un calo della ricrescita del pelo fino a renderla praticamente invisibile ad occhio nudo. Tale risultato è reso possibile grazie alla fototermolisi selettiva, la tecnologia grazie alla quale il laser riesce a riscaldare il pelo in profondità e ad eliminarne la radice.

L’epilazione laser è particolarmente consigliata per le persone affette da patologie legate al bulbo pilifero come follicoliti e cisti. Inoltre, è particolarmente adatta anche per le zone più sensibili che tendono ad irritarsi facilmente con gli altri metodi di epilazione.

Le zone che possono essere trattate con l’epilazione laser sono: viso, gambe, braccia, ascelle, gluteo e inguine. Durante il trattamento è possibile lavorare su una o più zone per volta da un minimo di 5 minuti ad un massimo di 60-90 minuti. È assolutamente normale avvertire un leggero fastidio durante la seduta, come un pizzicore o un leggero bruciore, ma non è doloroso. Prima di effettuare il trattamento bisogna non avere la pelle abbronzata e non esporsi al sole o alle lampade solari da almeno 40 giorni. Inoltre, è possibile preparare la pelle con un guanto esfoliante o uno scrub per 3 o 4 giorni a settimana.

Per quali tipi di pelle e tipologie di pelo è adatta l’epilazione laser?

L’obiettivo principale del laser è la melanina presente nel pelo e quest’ultima, però, influenza anche il colore della pelle. Quest’ultimo può essere determinato anche da altri fattori come come la vascolarità e lo spessore. Più il pelo è scuro e migliore sarà l’assorbimento della luce del laser. I peli più difficili da trattare sono quelli rossi e quelli biondi, proprio perché hanno una quantità di melanina inferiore rispetto a quelli scuri.

I peli bianchi, invece, non possono essere trattati con il laser semplicemente perché il bianco riflette la luce e quindi non avviene alcun assorbimento della luce laser.

Per questo motivo, le persone con un’età avanzata non possono beneficiare di questo trattamento. I peli chiari, come quelli biondi e rossi, possono essere trattati lo stesso, ma con macchinari appositi. In caso di peluria eccessiva il laser può essere eseguito fin dalla pubertà, ma è importante avvertire il paziente che con i cambiamenti ormonali futuri è possibile che i peli ricrescano.

Prima di trattare un paziente con il laser è importante distinguere i vari fototipi di pelle, in modo tale da calibrare il macchinario, affinché quest’ultimo non provochi lesioni alla pelle. Ogni tipo di pelle può sottoporsi all’epilazione laser e ottenere dei buoni risultati, ma il laser non sarà lo stesso per tutti. Il trattamento di epilazione definitiva con laser è sconsigliato in caso di gravidanza o fotosensibilità, ovvero episodi di rossori o scottature in caso di esposizione solare.

I vantaggi dell’epilazione laser definitiva

Il primo vantaggio in assoluto è sicuramente quello relativo alla durata del risultato: con questa metodologia di epilazione, i peli superflui vengono eliminati in maniera progressiva fino a diventare definitiva, sottoponendosi a varie sedute. Con una sola seduta, infatti, non è possibile ottenere un risultato ottimale. Un altro vantaggio molto importante è dato dal fatto che si tratta di un metodo assolutamente sicuro per la salute della pelle. L’obiettivo del laser è solo il bulbo pilifero, quindi, la pelle non viene colpita dal raggio luminoso del macchinario.

Inoltre, con questo tipo di trattamento si evitano fastidiose follicoliti e irritazioni che di solito avvengono con altri metodi di epilazione come la ceretta o il rasoio. Rispetto alla luce pulsata, l’epilazione con il laser risulta essere più efficace in quanto è l’unica in grado di garantire una epilazione definitiva e poi è adatta a tutti i fototipi di pelle.

Lo strumento utilizzato dall’operatore è sicuro, in quanto, il raggio di luce viene calibrato dall’operatore basandosi sull’area da trattare e sul tipo di pelle, quindi, non vi è alcun rischio di bruciarsi.

Un altro vantaggio è il che il dolore è del tutto nullo rispetto a quello provocato dalla ceretta: più che di dolore si tratta solo di un leggero fastidio che viene subito alleviato da un manipolo freddo di cui sono dotati la maggior parte degli strumenti al giorno d’oggi.

Infine, le sedute non durano a lungo e sono distanziate tra loro, quindi non c’è bisogno di avere molto tempo a disposizione per effettuare questo trattamento

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Fibroma pendulo: in quale caso si può eliminare?

Il fibroma pendulo è un’escrescenza cutanea che rientra nella categoria medica dei fibromi, tumori benigni che interessano il tessuto connettivo fibroso.

Il fibroma pendulo – o acrocordo – è tendenzialmente innocuo e indolore e si presenta maggiormente nelle aree della pelle che presentano pieghe, come palpebre, inguine, ascelle e collo.

Si manifestano come protuberanze molli di colore più scuro rispetto alla pelle dell’area circostante e possono essere direttamente attaccati alla cute o avere un peduncolo. Il fenomeno è molto diffuso tra le donne in età avanzata e possono creare disagio sul piano estetico, ma non sono particolarmente pericolosi né tanto meno contagiosi.

Nel caso in cui, però, gli acrocordi arrecassero prurito e sanguinamento, è bene sottoporsi a un controllo dermatologico accurato.

Cause e prevenzione del fibroma pendulo

Non esistono certezze scientifiche sulle cause del manifestarsi di un fibroma pendulo, ma nel corso degli anni sono state individuate correlazioni importanti tra lo sviluppo di queste escrescenze cutanee e i seguenti fattori:

  • Età

Risulta che le persone anziane siano più soggette alla formazione di acrocordi, probabilmente a causa del naturale invecchiamento della pelle;

  • Menopausa e gravidanza

Secondo diverse teorie, il manifestarsi di fibromi penduli è strettamente collegato ai mutamenti ormonali propri della menopausa: se fino ai 50 anni l’incidenza del fenomeno è comune a uomini e donne, dopo i 50 la sproporzione cresce e le donne risultano più colpite. Allo stesso modo, i cambiamenti ormonali dovuti alla gravidanza inciderebbero sulla formazione di fibromi penduli;

  • Peso

Lo sfregamento cutaneo andrebbe ad aumentare le possibilità di sviluppare acrocordi, per cui le persone in sovrappeso o in stato di obesità sarebbero maggiormente soggette al fenomeno;

  • Patologie pregresse

Uno studio del 2010 teorizza una correlazione tra diabete e sviluppo di fibromi penduli. Allo stesso modo, la sindrome di Birt-Hogg-Dubé favorirebbe la formazione di acrocordi.

Nel caso in cui si rientri nelle categorie di cui sopra o in famiglia siano presenti casi di fibromi penduli, per evitarne la formazione è bene adottare delle misure preventive mirate: mantenere la pelle sempre idratata bevendo molta acqua e usando apposite creme giornalmente è sicuramente un buon sistema di prevenzione, come anche evitare l’utilizzo di canottiere e indumenti intimi con bordo spesso che vadano a creare traumi nelle parti molli del corpo, più soggette alla formazione di acrocordi.

I rimedi casalinghi

Molto spesso, i rimedi casalinghi sono i più apprezzati e sperimentati per la rimozione dei fibromi penduli. Il più comune prevede l’uso di un filo da cucito in cotone o seta: andando a strozzare l’acrocordo e quindi bloccando il flusso sanguigno, questo dovrebbe seccarsi e cadere da solo nel giro di poco tempo.

Questo rimedio, per quanto ancora usato, è caldamente sconsigliato: se l’escrescenza presenta dimensioni tali da necessitare di un intervento per preservare l’estetica dell’area, soffocarla con il filo risulterà doloroso, complicato, avrà bisogno di tempo per seccarsi e soprattutto rimarranno dei segni visibili. I rimedi casalinghi risultano sicuramente utilissimi per il trattamento di tanti malanni, ma in caso di situazioni che rischiano di compromettere l’estetica, è meglio evitare le soluzioni fai-da-te.

Eliminare il fibroma pendulo con il laser

I fibromi penduli non sono pericolosi, né contagiosi: non è stata dimostrata nessuna correlazione tra la presenza di escrescenze e sviluppo di tumori maligni; tuttavia, l’incidenza a livello estetico è molto alta, specie quando gli acrocordi si manifestano sulle palpebre, sul viso o nell’area del collo. Come già visto, il rimedio casalingo può eliminare l’escrescenza in sé, ma rischia di lasciare cicatrici altrettanto antiestetiche.

Nel caso in cui si decida di eliminare un fibroma pendulo in modo sicuro ed efficace, il trattamento migliore è quello a laser. Fino a pochi anni fa, queste escrescenze venivano asportate chirurgicamente, una tecnica valida, ma che richiedeva punti di sutura e lasciava segni evidenti; oggi, grazie ai progressi tecnologici, i fibromi penduli possono essere eliminati con il laser, che non prevede sanguinamento né punti di sutura e non lascia alcun segno visibile.

L’intervento di rimozione può durare tra i dieci e i quindici minuti – compreso il tempo di preparazione del paziente -, la rimozione in sé dura una manciata di secondi e non è dolorosa: il laser causa una sensazione di calore o di bruciore solo per pochi istanti. Generalmente l’intervento non richiede anestesia, solo nel caso in cui l’escrescenza sia particolarmente importante, il dermatologo provvede a somministrare poche gocce di anestetico.

Dopo la bruciatura a laser, l’area viene medicata con una crema antibiotica e per qualche giorno bisognerà portare un cerotto. Il trattamento laser non presenta rischi di alcun tipo, anzi garantisce l’assenza di ematomi post intervento e nessuna cicatrice.

Lo studio della dottoressa Pozzi garantisce interventi laser per la rimozione dei fibromi penduli nel pieno rispetto delle misure mediche dermatologiche più all’avanguardia per un intervento rapido, indolore e privo di cicatrici.

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Micosi Cutanee: come compaiono? quali sono le cause?

Micosi Cutanee: cosa sono

Le micosi cutanee, o funghi della pelle, sono delle infezioni causate da funghi che riescono a riprodursi all’interno del nostro organismo. Si tratta quindi di infezioni derivanti da funghi in grado di colpire indistintamente sia adulti che bambini e che colpisce l’apparato tegumentario, in particolare interessa pelle, peli e mucose. Rappresenta un’infezione piuttosto diffusa in quanto gli agenti patogeni da cui è causata si trovano praticamente in qualsiasi luogo: bisogna stare sempre attenti. Esistono quattro tipi di micosi cutanee:

 

  • Superficiale: Questo tipo di micosi tende a colpire prevalentemente pelle, cuoio capelluto e unghie.
  • Sottocutanee: Colpiscono soltanto la pelle e i tessuti sottostanti.
  • Sistemiche: Si tratta delle infezioni più pericolose in quanto tendono ad attaccare gli organi interni, come i polmoni
  • Opportunistiche: Questo tipo di infezione tende ad attaccare soltanto persone affette da basse difese immunitarie.

 

Come si contraggono le micosi cutanee?

Come abbiamo già avuto modo di vedere contrarre queste infezioni è cosa assai frequente, in quanto gli agenti patogeni che le causano si trovano praticamente ovunque.

I fattori di rischio sono rappresentati dall’alta temperatura, dall’umidità e dagli assembramenti in luoghi chiusi o ristretti.

Infatti, è molto più probabile contrarre questa infezione al mare e in piscina, piuttosto che in montagna o in altri luoghi più freschi.

Questo però non significa che ogni volta che si entra in contatto con uno di questi funghi patogeni si contrare l’infezione: dipende molto dal tipo di pelle.

Micosi cutanee: sintomi e come riconoscerle

Abbiamo già avuto modo di vedere che le micosi cutanee possono interessare molteplici parti del corpo. E’ importante quindi imparare a riconoscerle così da rivolgersi al proprio medico in tempo e trattare l’infezione nel modo più veloce ed efficace possibile. Ma quali sono i sintomi tramite cui è possibile riconoscere l’infezione? Il principale sintomo è rappresentato dalla presenza di macchie bianche o rossastre. Si tratta di macchie che possono essere talvolta desquamate: possono essere asintomatiche o causare un lieve prurito. E’ proprio il prurito l’altro sintomo principale: infatti, se sul proprio corpo compaiono macchie simili a quelle descritte, accompagnate da prurito, è possibile che si tratti di una micosi cutanea. L’altro sintomo è rappresentato dall’arrossamento della pelle.

Micosi cutanee: tipologie di funghi e rimedi

I funghi in grado di causare le micosi cutanee, si possono suddividere in tre categorie differenti:

 

  • Dermatofiti, cioè agenti patogeni in grado di agire sul tronco e le pieghe dell’inguine.

 

  • Lieviti, cioè minuscoli organismi che colpiscono principalmente le zone calde ed umide come ascelle o zone genitali.

 

  • Muffe, che causano prevelentemente micosi profonde e sistemiche, cioè tendono a depositarsi sugli organi interni.

 

Il trattamento della micosi cutanea viene effettuato in relazione al tipo di fungo che l’ha causata. Generalmente vengono utilizzati spray, shampii e detergenti.

Tuttavia vi sono degli specifici farmaci antimicotici, che sono clotrimazolo, ketoconazolo e terbinafina.

Come prevenire le infezioni cutanee?

La prevenzione di questo tipo di infezione avviene soprattutto attraverso la cura della propria igiene personale. Inoltre, è importante indossare ciabatte soprattutto al mare e in piscina, dove questi funghi sono generalmente più aggressivi.

Evitare poi un uso spropositato di farmaci e antibiotici, che potrebbero causare un abbassamento delle difese immunitarie.

 

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Quali sono i fattori di rischio delle Adiposità localizzate? Previeni l’accumulo di lipidi

Con il termine adiposità localizzate si intende un accumulo di grasso corporeo presente in una determinata area. Gli accumuli possono essere di varia intensità ed i più comuni generalmente compaiono su pancia, fianchi e cosce.

Come si formano le adiposità localizzate

Le adiposità localizzate derivano da un’anomala distribuzione del grasso sul corpo, spingendo le cellule adipose ad accumularsi in punti specifici del corpo senza venire naturalmente smaltite e finendo a formare i cosiddetti “cuscinetti di grasso” responsabili di inestetismi e, talvolta, rischiosi per la salute. Molto spesso derivano da un malfunzionamento dei tessuti adiposi e connettivi. Normalmente, le cellule adipose servono come “magazzino di energia” per dare all’organismo l’energia necessaria quando si brucia più del necessario fabbisogno. L’accumulo adiposo si verifica quando il grasso assimilato è molto più di quello necessario per alimentare l’organismo a livello energetico. Il grasso che non viene bruciato come energia finisce per accumularsi e si compatta infiammando il plasma e bloccando l’ossigenazione dei tessuti. Nel tessuto adiposo, però, sono contenuti anche gli adipociti, elementi fondamentali nella sintetizzazione di ormoni e sostanze necessarie al corretto funzionamento dell’organismo. Il grasso, quindi, non deve mai essere eliminato completamente ma comunque è importante regolare la quantità di quello presente per evitare gli accumuli e per prevenire conseguenze anche gravi sulla salute.

I fattori di rischio e le cause delle adiposità localizzate

Le adiposità localizzate possono dipendere da diversi fattori come l’età, il sesso e persino componenti genetiche ed ereditarie, oltre che da disfunzioni ormonali e dallo stile di vita. Gli uomini tendono ad avere accumuli adiposi “a mela”, ossia prevalentemente sulla pancia e sull’addome, sul viso e sulle spalle. Queste adiposità possono portare a ipertensione, glicemia ed alti livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue. Nelle donne, invece, l’adipe tende ad accumularsi “a pera”, cioè prevalentemente su fianchi e cosce anche se in alcuni casi interessa anche la parte bassa dell’addome e i glutei.

Le principali cause di questi accumuli sono legate all’età, perché dopo i 40 anni le donne diminuiscono la produzione di estrogeni, mentre gli uomini quella del testosterone. Questo deficit provoca insulino-resistenza e facilita l’accumulo di grassi. In altri casi può essere presente una predisposizione fisico-genetica che porta ad avere adiposità localizzate in determinati punti a causa di familiarità. Scarsa attività fisica, stile alimentare non equilibrato, scarsa idratazione corporea sono altri elementi che possono influenzare pesantemente la comparsa di accumuli di adipe. Anche stress e ansia possono avere un impatto negativo sull’organismo, in quanto si tratta di condizioni che aumentano la produzione di cortisolo, una sostanza che favorisce l’accumulo di grasso, soprattutto a livello addominale. Infine, un’altra causa di adipe accumulato può essere determinata da disfunzioni metaboliche che possono essere anch’esse ereditarie.

Come intervenire sulle adiposità localizzate

Le adiposità localizzate possono essere trattate con massaggi appositi per favorire lo scioglimento del grasso accumulato, affiancando ad essi un percorso sportivo e una dieta equilibrata per facilitare la diminuzione dei cuscinetti. I massaggi sono utili per migliorare la circolazione e l’ossigenazione dei tessuti, drenare i liquidi in eccesso e migliorare l’umore riducendo lo stress. Attività fisica e dieta sono altri due alleati fondamentali per intervenire sul grasso in eccesso. Per lo sport è importante rivolgersi a professionisti del settore, così come per quanto riguarda il regime alimentare è assolutamente sconsigliato il fai da te perché è necessario formulare una dieta personalizzata elaborata da un medico o un nutrizionista. Per quanto riguarda l’alimentazione, comunque, esistono dei consigli utili da seguire a prescindere da un’eventuale dieta dimagrante. Vanno eliminati cibi grassi, bevande alcoliche e zuccherate ed alimenti ricchi di zuccheri e si deve bere molto per favorire il drenaggio dei liquidi in eccesso e purificare l’organismo dalle tossine.

Prevenire è meglio che curare

Prima di correre ai ripari, l’ideale sarebbe prevenire la comparsa di adiposità localizzate. Evitare comportamenti dannosi ed alimenti “pericolosi” e seguire uno stile di vita attivo e non sedentario sono i primi importantissimi passi per limitare l’arrivo degli accumuli di grasso. Se sono presenti predisposizioni genetiche o problematiche ormonali, diventa praticamente necessario seguire un regime alimentare sano e praticare regolarmente attività fisica, scegliendo percorsi su misura personalizzati per rispondere alle diverse esigenze ed ottenere i migliori risultati possibili, affrontando il tutto con pazienza e costanza. Massaggiare la pelle con movimenti circolari e creme può aiutare a migliorare la circolazione e limitare la comparsa delle adiposità localizzate.

Il grasso viscerale (quello a livello addominale e sul punto vita), in particolare, deve essere evitato perché può portare all’insorgere di patologie gravi come il diabete alimentare oppure malattie cardiovascolari.

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