Maria Luisa Pozzi - MioDottore.it

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fibroma pendulo

Fibroma pendulo e neo: differenze e caratteristiche

Il neo e il fibroma pendulo vengono spesso confusi ma in realtà ci sono differenze piuttosto evidenti sotto diversi punti di vista. Scopriamo come si differenziano e le loro principali caratteristiche.

Che cos’è il fibroma pendulo

Molto spesso si tende a confondere un fibroma pendulo con un classico neo perché dal punto di vista estetico, in alcune circostanze, appaiono molto simili.

Dal punto di vista scientifico, il fibroma pendulo rappresenta una escrescenza cutanea di natura benigna molto comune soprattutto nei soggetti che superano i 40 anni di vita.

Questa escrescenza parte dalla cute e fuoriesce verso l’esterno anche se è bene sottolineare che ha origine nel derma, ossia lo strato intermedio della pelle.

Possono presentarsi in qualsiasi parte del corpo anche se solitamente sono comuni soprattutto sul collo e nelle prossimità degli occhi.

Nella stragrande maggioranza dei casi non comportano disagi e dolori per la persona anche se possono sanguinare soprattutto se sottoposti a sfregamento.

Da sottolineare che il fibroma non è contagioso e non può evolvere in tumore se non in casi estremamente rari.

Che cos’è il neo

Quando si parla di neo o nevo che dir si voglia, si fa riferimento ugualmente a una forma di tumore benigno riguardante l’epidermide e che molto spesso si presenta come una vera e propria lesione cutanea elementare di forma pianta per cui definita macula oppure leggermente elevata e quindi papula.

Ci sono varie tipologie di nei tra cui quelli più comuni risultano essere i melanociti ossia alterazioni cutanee localizzate che compaiono dopo la nascita in qualsiasi momento della tua vita e sono costituiti da cellule dette melanociti.

Il loro colore è variabile perché può andare dal marrone chiaro fino al nero anche se esistono anche i nei melanocitici di colore rosso e roseo.

In media, una persona giovane può avere tra i 10 e i 20 nei per cui sono piuttosto diffusi in diverse parti del corpo.

Come distinguere il fibroma pendulo dal neo

Ci sono diverse differenze tra fibromi e nei a partire dalle dimensioni e dall’aspetto fisico. In generale, i fibromi sono di dimensioni piuttosto contenute, spesso di pochi millimetri di lunghezza o di diametro anche se non mancano i casi in cui superano il centimetro.

Inoltre, non sono fastidiosi se non nel caso in cui la protuberanza è abbastanza evidente per cui rappresenta un problema estetico ma anche di funzionalità soprattutto se posizionato in alcuni punti critici come la palpebra dell’occhio rendendo difficile la vista. Le dimensioni dei nei sono altrettanto ridotte per cui raramente superano i 6 mm.

Una prima differenza che salta immediatamente agli occhi riguarda la forma con i nei che a differenza dei fibromi, risultano pianeggianti e mai penzolanti.

Va anche considerato che la forma di un fibroma può essere variabile perché può apparire come una sorta di pallina di cute oppure presentarsi in una forma frastagliata e allungata. Invece, il neo solitamente presenta dei bordi frastagliati ed è di forma ovale.

Ulteriori caratteristiche

Ci sono tante altre caratteristiche da considerare per capire se si tratta di un fibroma oppure di un neo.

Mentre i nei solitamente si assomigliano tra di loro, i fibromi invece possono differire in maniera importante per forma e dimensione.

C’è anche una differenza sostanziale rispetto alla comparsa con i fibromi praticamente assenti alla nascita dell’individuo mentre tendono a comparire dopo i 40 anni di età.

I nei, invece, sono già presenti alla nascita e comunque compaiono in tante altre fasi della vita anche se difficilmente si presentano dopo i 40 anni di vita.

Anche la posizione potrebbe fare la differenza nella valutazione in quanto i fibromi possono presentarsi in qualsiasi area del corpo mentre i nei sono più spesso concentrati nelle zone direttamente esposte ai raggi solari come tronco, braccia, gambe e viso.

Mediamente una persona adulta può avere circa 20 nei mentre il numero di fibromi è molto più basso.

In entrambi, i casi non senti dolore anche se, qualora dovesse esserci un’infezione, sia il neo sia il fibroma possono arrossarsi ingrandirsi e magari diventare dolorosi.

Un aspetto importante riguarda la rimozione perché in entrambi i casi possono essere eliminati facilmente con un piccolo intervento chirurgico di asportazione.

Infine, da sottolineare e ricordare come entrambe le situazioni siano tumori benigni per cui vanno comunque tenuti sotto controllo nel tempo e protetti dall’esposizione diretta ai raggi solari.

La probabilità che possano evolversi in tumore maligno è più alta nel neo, rispetto al fibroma che, peraltro, tende a dare origine ad un cancro meno aggressivo.

Per controllare i nei o i fibromi comparsi sul corpo, è consigliata un’adeguata mappatura nei presso uno studio medico dermatologico.

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tumori della pelle

Tumori della pelle: dalla prevenzione alla cura

Esistono differenti tipologie di tumori della pelle, per questo motivo è molto importante riuscire a prevenire con un’attenta attività di screening utile per rendere più efficaci le terapie.

Le tipologie di tumori della pelle

Essendo la pelle l’organo più esteso del corpo è soggetto a diverse tipologie di tumori che possono presentarsi in qualsiasi fase della tua vita.

In particolare, la pelle è formata da 3 principali strati ossia l’epidermide, quello più superficiale, il derma che rappresenta lo strato intermedio e infine quello sottocutaneo.

A sua volta l’epidermide è formata da varie tipologie di cellule come i melanociti che sostanzialmente sono le principali responsabili della produzione della melanina utile, tra le altre cose, nell’offrire protezione dagli effetti dannosi dell’eccessiva esposizione ai raggi solari.

Inoltre, ci sono i cheratinociti conosciuti anche come cellule squamose le quali, purtroppo, hanno la tendenza nel trasformarsi in tumore diventando così dei carcinoma spino cellulari.

C’è anche una seconda tipologia di cheratinociti detti basali che possono dar origine a carcinomi baso cellulari.

Si tratta di tipologie di tumori che per caratteristiche sono ben differenti dai melanomi che invece causati invece dai melanociti.

La diffusione delle varie tipologie di tumori della pelle

Come ti abbiamo detto i tumori della pelle sono originati da diverse tipologie di cellule per cui ci sono i carcinomi baso cellulari e quelli spino cellulari.

A queste due forme che rappresentano praticamente il 99% dei casi, si sommano i melanomi. Secondo un recente studio, i tumori cutanei non melanomatosi sono otto volte su dieci carcinomi a cellule basali mentre nelle altre due situazioni carcinomi spino cellulari.

Questa informazione è utile per ottimizzare le difese e favorire alcune attività preventive. Infatti, i carcinomi riguardano soprattutto alcune parti della pelle maggiormente esposte alla luce solare come viso, cuoio capelluto, spalle, dorso, collo e orecchie.

Appare evidente che i raggi ultravioletti sono il principale fattore di rischio ma ci sono anche altre situazioni che purtroppo non fanno bene alla tua pelle come la scelta di sottoporti a lampade solari.

Tuttavia, la casistica di fattori di rischio non finisce qui perché devi stare attento anche all’esposizione a radiazioni ionizzanti e al contatto con l’arsenico.

In aggiunta, ci sono ulteriori situazioni più complesse da gestire come le anomalie genetiche e l’insufficienza del sistema immunitario dovuta a problematiche pregresse.

Altri fattori vengono indicati nel fumo, nel trattamento alla psoriasi e in alcune caratteristiche su cui c’è poco da fare come la pelle molto chiara e l’età avanzata.

Tumori della pelle: sintomi

L’attività di prevenzione dovrebbe essere effettuata periodicamente con visite specialistiche presso lo studio medico dermatologico per valutare tante situazioni riguardanti la pelle e soprattutto con la mappatura dei nei.

Tuttavia, ci sono anche dei sintomi che potrebbero far scattare un campanello d’allarme. Devi sapere che molto raramente si manifestano sintomi nella fase iniziale di un tumore cutaneo mentre negli stadi più avanzati la malattia può generare un costante prurito, dolore oppure sanguinare senza apparente motivo.

Visivamente puoi accorgerti di un qualcosa che non va quando c’è la comparsa oppure il cambiamento di una lesione della pelle e una macchia.

In linea generale, inoltre, possiamo dirti che i carcinomi spino cellulari, dal punto di vista visivo appaiono come aree con dei bordi più alti e una depressione centrale mentre quelli baso cellulari sono dei piccoli noduli con chiazze di colore rosa.

L’importanza della prevenzione per la corretta diagnosi

Per prevenire l’insorgere di tumori della pelle devi proteggerti, innanzitutto, dai raggi ultravioletti.

Il consiglio è di evitare l’esposizione solare nelle ore più calde della giornata ossia dalle 10:00 alle 16:00.

Inoltre, devi utilizzare una crema solare di protezione molto elevata e magari indossare un cappello con occhiali scuri da sole per ottimizzare una protezione completa a 360 gradi.

Prenditi cura soprattutto dei tuoi bambini che hanno una pelle particolarmente sensibile e i danni causati dal sole sono sempre dietro l’angolo.

Cerca di tenere sempre sotto controllo l’aspetto della tua pelle magari mettendoti di fronte a uno specchio per controllare aree specifiche che destano interesse.

Tuttavia, per arrivare ad una diagnosi corretta di un possibile tumore devi rivolgerti al dermatologo.

La cura dei tumori della pelle

I carcinomi della pelle se trattati nella fase iniziale guariscono praticamente al 100%. Da qui si evince l’importanza di avere una corretta diagnosi attraverso un’attività di screening che va gestita periodicamente.

Un primo approccio terapeutico per risolvere il problema te lo offre la chirurgia. Nella stragrande maggioranza dei casi si procede con anestesia locale e relativa asportazione completa del carcinoma.

Un’opzione per le forme superficiali è rappresentata da terapie topiche o trattamenti fisici locali come laser o diatermocoagulazione atti a eliminare le cellule tumorali.

 

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verruche plantari

Verruche plantari: quando rivolgersi al dermatologo?

Quando parliamo di verruche ci riferiamo a delle micro-escrescenze della cute, contraddistinte da una sorta di ingrossamento dello strato corneo e da una colorazione giallo-grigiastra.

Queste protuberanze sono determinate da un’infezione virale causata da dei specifici ceppi dell’HPV, ovvero dal virus del Papilloma umano.

Abbiamo modo di osservare la manifestazione delle verruche principalmente alla base dei piedi e sul contorno ungueale; si distinguono tre tipologie: plantari semplici, periungueali e a mosaico.

Cerchiamo di capire insieme le differenze tra queste tipologie, cosa sono le verruche plantari, quali sono le cause, i sintomi e come è possibile trattarle.

Che cosa sono le verruche plantari?

Abbiamo già accennato al fatto che esistono differenti tipologie di verruche, che si contraddistinguono soprattutto per l’aspetto e la zona in cui si manifestano.

Le verruche plantari si suddividono in:

  • verruche plantari semplici: sono di certo quelle più comuni, si presentano di colore giallo e dall’aspetto ruvido e sono squamose e spesse al tatto; principalmente si manifestano sulla pianta del piede e sul tallone, leggermente meno tra le dita del piede. Questo tipo di verruca tende a crescere verso l’interno provocando dolore durante la camminata, ai soggetti che ne sono affetti;
  • verruche plantari a mosaico sono meno diffuse della tipologia precedente e si sviluppano come dei piccoli elementi che per il loro aspetto ricordano le tessere di un mosaico, da cui appunto ereditano il nome;
  • verruche plantari periungueali crescono vicino all’unghia e non sono rari i casi in cui si sviluppano tra questa e il letto ungueale, generando ulteriori verruche sotto l’unghia.

Quali sono le cause e i sintomi delle verruche plantari?

A determinare lo sviluppo delle verruche plantari sono specifici ceppi dell’HPV e si manifestano con sintomi di escrescenze che interessano i piedi.

I fattor di rischio che fanno sì che i ceppi dell’HPV attecchiscano più facilmente sono:

  • la potenziale presenza di lesioni e tagli cutanei che agevolano la penetrazione del virus, cosa che difficilmente riuscirebbe ad accadere attraverso una pelle sana e non lesionata;
  • le basse difese immunitarie, che potrebbero incrementare lo sviluppo dell’infezione;
  • condividere con altre persone ciabatte od oggetti riservati alla cura delle unghie;
  • usare scarpe o calze poco traspiranti, che favorirebbero il maceramento della pelle creando un terreno fertile per l’infezione;
  • camminare senza scarpe, ad esempio, nello spogliatoio della palestra, in prossimità del piatto doccia condiviso o a bordo piscina.

I sintomi delle verruche plantari sono appunto delle escrescenze che si formano alla base dei piedi e si manifestano con la pelle che diventa più spessa e ruvida da toccare.

Mentre il colore della verruca tende al giallo, al suo interno si sviluppano dei punti neri, che altro non sono che dei vasi di sangue coagulati.

Un altro sintomo tipico delle verruche plantari è dato dal rendere ardua la camminata a causa del dolore che provocano alla persona.

Quali sono i trattamenti consigliati?

Una volta che le verruche plantari si sono presentate è difficile eliminarle, anche perché spesso sono recidive: la soluzione migliore sarebbe di evitarne la diffusione sia nei piedi sia in altre aree del corpo.

Queste escrescenze si possono evitare prendendo alcuni accorgimenti, primi tra tutti:

  • curando l’igiene della pelle, che deve essere priva di ferite e bene idratata;
  • evitando di camminare scalzi in prossimità di luoghi frequentati da altre persone, indossare solamente scarpe e calze traspiranti;
  • non condividendo oggetti personali come asciugamani, ciabatte, accappatoi e oggetti per la cura delle unghie.

Sarà il dermatologo e chiarire se si tratta di verruche plantari e a fare una corretta diagnosi anche solamente guardando la zona interessata; in casi più rari potrebbe prelevare una parte per richiederne un esame specifico ed escludere la presenza di altre malattie.

Come accennato, una volta manifestate le verruche plantari sono difficili da eliminare e il trattamento dipenderà dal tipo, dalla profondità, dalla posizione e dall’estensione della zona colpita.

I potenziali trattamenti, che come già accennato saranno valutati dal medico specialista dopo avere eseguito una corretta e attenta diagnosi.

Trattamento con irritanti topici

Vengono prescritti da medici specializzati prodotti a base di acidi di vario tipo che dovranno essere applicati per diverse settimane a seconda del tipo di verruca:

  • Acido salicilico: distrugge e rimuove gli strati di cellule della verruca un po’ alla volta;
  • Acido tricloroacetico: dopo aver eseguito la raschiatura verrà applicato l’acido;
  • 5-fluorouracile: rende difficile la replicazione e la proliferazione cellulare;
  • Tretinoina(o acido retinoico): favorisce la distruzione delle cellule che formano la verruca e la successiva desquamazione;
  • Cantaridina: si utilizza da sola o in combinazione con acido salicilico e podofillina da applicare direttamente sulla verruca.

Metodi distruttivi

I metodi distruttivi sono considerati più aggressivi e hanno un’elevata possibilità di recidive e di esiti cicatriziali permanenti.

Sono considerati metodi distruttivi:

  • Crioterapia con azoto liquido: viene sfruttata l’attività congelante dell’azoto liquido, spruzzato o applicato direttamente sulla verruca. È una metodologia dolorosa che potrebbe lasciare una cicatrice;
  • Raschiamento;
  • Escissione;
  • Diatermocoagulazione: tramite corrente elettrica a impulsi e ad alta frequenza vengono tagliati e cicatrizzati gli strati superficiali della cute;
  • Laser terapia: questo metodo brucia i vasi sanguini facendo morire la verruca. Tuttavia, può causare dolore e lasciare cicatrici permanenti;
  • Curettage: attraverso l’utilizzo di una curette, ovvero di una sorta di cucchiaio, associata ad anestesia locale, verrà estirpata la verruca plantare.

Contattaci per una visita dermatologica, la dottoressa Pozzi saprà indicarti la terapia più adatta alle tue esigenze.

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cheloidi

Cheloidi e cicatrici: dalla prevenzione alla cura

Cheloidi: cosa sono

I cheloidi sono tumori fibrosi benigni (non cancerosi) della pelle. Donne e uomini hanno identiche probabilità di vederli comparire. Di solito, i cheloidi si sviluppano sulla pelle lesa (acne, ustioni, varicella, tagli, punture di insetti, piercing, cicatrici chirurgiche, tatuaggi, vaccini, etc), anche se a volte compaiono spontaneamente. La formazione di un cheloide non è determinata dalla gravità della lesione: anche una leggera abrasione cutanea può causare un cheloide.

Come si formano i cheloidi

I cheloidi si formano a seguito della guarigione anomala di una ferita. Normalmente, esiste un equilibrio tra la produzione e la scomposizione del collagene, una proteina costituente delle fibre della pelle.

Un cheloide si sviluppa su una cicatrice quando alcune cellule della pelle chiamate fibroblasti producono quantità eccessive di collagene. Le fibre di collagene risultano più spesse e svolgono un ruolo nel caratteristico aspetto spesso e rialzato delle cicatrici.

L’esatto processo mediante il quale si verificano i cheloidi è, a oggi, sconosciuto. Le possibili cause includono alcuni fattori genetici, la tensione cutanea e la presenza di un numero molto elevato di fibroblasti nella pelle.

Sintomi e complicazioni dei cheloidi

I cheloidi sono generalmente sodi, in rilievo, lucenti e lisci. Il loro colore tende al rosa o al rosso. I cheloidi si estendono sempre oltre i confini della lesione originale, anche di diversi centimetri. I

l colore, la forma e le dimensioni delle cicatrici possono cambiare nel tempo. Di solito non sono dolorosi, ma spesso prudono.

È più probabile che i cheloidi appaiano su braccia, schiena, orecchie, parte inferiore delle gambe, centro del torace e collo.

Possono formarsi mentre la lesione sta guarendo o impiegare diversi mesi e persino anni per svilupparsi: talvolta, la loro crescita continua per un tempo indefinito.

Le cicatrici cheloidi di solito causano poche complicazioni. A seconda del loro aspetto e della loro posizione, possono generare un certo disagio psicologico, poiché è probabile che diventino molto prominenti.

I cheloidi possono interferire con determinati movimenti, specialmente se risiedono su un’articolazione. È possibile che diventino cancerosi, ma è un’eventualità molto rara.

Si distinguono dalle cicatrici ipertrofiche (di spessore anormalmente grande), in quanto si estendono oltre il bordo del sito leso e possono comparire anche in assenza di una lesione.

Le cicatrici ipertrofiche sono più comuni dei cheloidi: il dermatologo può aiutare a distinguere tra i due.

Come si cura una cicatrice cheloide?

La diagnosi dei cheloidi può essere fatta da un dermatologo, in base prima alla posizione e all’aspetto della cicatrice, quindi alla sua crescita nel tempo.

Il sanitario esegue un esame fisico e compila l’anamnesi, ovvero la storia medica e personale del paziente, per escludere altre condizioni. Una biopsia cutanea è utile a confermare la diagnosi e ad escludere la possibilità di un tumore maligno.

Attualmente non esiste un metodo efficace per il trattamento dei cheloidi. In passato era raccomandata la rimozione chirurgica delle cicatrici. Tuttavia, tra il 45% e il 100% delle persone vedrà ricomparire il cheloide, se l’intervento chirurgico non è combinato con un’altra forma di trattamento (radioterapia, bendaggi, etc). Il nuovo cheloide, inoltre, potrebbe essere più grande e prominente dell’originale.

Uno dei pilastri del trattamento consiste nell’iniezione di steroidi, direttamente nella cicatrice. Gli steroidi, infatti, promuovono la disgregazione del collagene. Le cicatrici diventano, quindi, meno prominenti mentre il dolore e la sensibilità che provocano diminuiscono.

Laserterapia

I trattamenti laser sono oggi utilizzati per diversi tipi di problemi della pelle, inclusi i cheloidi e spesso vengono combinati con iniezioni di steroidi, per ottenere i migliori risultati estetici.

Il principio del laser consiste nel proiettare un raggio di luce sulla cicatrice tramite impulsi. Il trattamento con il laser non è invasivo, infatti, utilizza la dermoabrasione per distruggere il tessuto in eccesso. Al contatto con la pelle, il laser si trasforma in energia e distrugge il cheloide. Potrebbero essere necessarie diverse sessioni, a seconda dell’estensione del cheloide.

Come prevenire la formazione di cheloidi?

In generale, per prevenire la formazione di cheloidi, l’idratazione quotidiana è essenziale.

Finché persiste un rossore, inoltre, è sconsigliabile esporsi al sole per evitare il rischio di iper-pigmentazione.

Alcune misure possono, soprattutto nei soggetti a rischio di ereditarietà, aiutare a ridurre le probabilità di comparsa e sviluppo di cheloidi:

evitare piercing nelle zone a rischio (orecchie, collo, sterno)
applicare la protezione solare ogni due ore e proteggere la pelle dall’esposizione ai raggi UV;
usare bendaggi compressivi regolarmente, per coadiuvare il processo di guarigione.

 

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condilomi

Eliminazione condilomi con laserterapia

Caratteristiche condilomi

I condilomi consistono in delle escrescenze benigne dalle piccole dimensioni, le quali solitamente compaiono nelle zone degli organi genitali esterni, precisamente nella bocca, intorno all’ano o nella gola.

Tali condizioni sono causate da diverse tipologie di virus del papilloma umano e possono essere trasmessi mediante rapporti sessuali.

Possono essere estremamente contagiosi e si contagiano mediante rapporti penetrativi con le zone precedentemente indicate, o anche al contatto con la pelle o mucose dell’area ano-genitale.

Se hai contratto da poco questo disturbo non dovrebbe causarti molti problemi, soprattutto se ricerchi subito delle cure, mentre a lungo andare è possibile che i condilomi aumentino di quantità e inizino a estendersi anche nelle zone circostanti a quella di origine.

Per questo motivo ti consiglio di eliminarli quanto prima possibile. Normalmente queste condizioni non sono severamente pericolose per la tua salute ma è possibile che ritornino nel corso del tempo.

Inoltre, alcuni casi meno comuni sono dati da differenti tipologie di HPV, le quali sono capaci di causare dei tumori maligni.
Per la prevenzione solitamente vengono utilizzate le protezioni o la vaccinazione anti-HPV.

Diagnosi condilomi

La diagnosi o accertamento dei condilomi può avvenire mediante la loro stessa osservazione diretta, la quale si effettua nel corso della tua visita specialistica medica.

A meno che le aree che presentano queste escrescenze non siano difficilmente osservabili in quanto presenti nella tua faringe o laringe, è possibile effettuare la visita senza delle indagini strumentali di laboratorio.

Nei casi in cui i condilomi non sono facilmente visibili si utilizzano la laringoscopia o la colposcopia. Se le tue lesioni non presentano alcuna forma caratteristica tipica di queste escrescenze e portino a pensare a un possibile tumore, lo specialista può anche decidere di mettere in atto un raschiamento o biopsia: queste sono tecniche apposite per accertare che vi sia un virus, individuandone la tipologia.

Il trattamento dei condilomi

Se ricerchi un trattamento efficace per la rimozione dei condilomi, allora la laserterapia è la miglior tecnica presente. Prima ancora di procedere però bisogna individuare con precisione dove sono poste queste escrescenze.

Durante la procedura è possibile anestetizzare la zona al fine di evitare che tu provi fastidio. Una volta individuati tutti i condilomi con successo è possibile passare alla fase iniziale, dove la sonda laser viene passata su tutte le zone colpite. Questo strumento produrrà calore e luce e la seduta standard può durare 30 minuti.

Post-trattamento

In seguito alla laserterapia potrai sentire maggior sollievo grazie alla quantità di condilomi rimossa. Ti sarà possibile ritornare alle tue routine giornaliere dopo pochi giorni.

Nel post-trattamento è previsto un periodo a pari 6 settimane dove le zone curate dovranno guarire e si dovranno svolgere svariate medicazioni.

Fino a quando sarai guarito del tutto lo specialista farà dei controlli ogni due settimane per monitorare la tua situazione, mentre il controllo viene effettuato ogni 6 mesi e successivamente una volta ogni anno.

Tutti questi controlli sono dati dal fatto che i condilomi sono recidivi e hanno alte probabilità di ripresentarsi, e in tal caso è possibile intervenire in maniera tempestiva per rimuoverli ancora ed evitare che si espandano nelle zone circostanti.

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perdita capelli

Soffri di perdita di capelli durante l’autunno o il cambio stagione? Ti consigliamo l’Hair filler

Perché i capelli cadono durante il cambio stagione?

Nel corso delle stagioni primaverili e autunnali è possibile che i tuoi capelli subiscano delle perdite più ingenti, le quali avvengono per determinati motivi.

Molti sono di carattere ambientale, come le condizioni climatiche, i cambi delle temperature e le ore di luce solare.

In particolare, nel corso dell’estate è possibile che i tuoi capelli siano stati sottoposti a un elevato quantitativo di stress, come cloro, sole, rientro al lavoro, vento e aggressioni da salsedine.

Una perdita elevata di capelli rispetto alle altre stagioni è adeguata per ripristinare il ciclo di vita dei capelli, per questo puoi perderli dall’autunno fino all’inverno. Tale caduta prolungata è normale e qualora ti accada puoi limitare le perdite mediante alcuni trattamenti.

Cause della caduta dei capelli durante le stagioni

Sono presenti molteplici fattori di rischio che sono responsabili della caduta dei tuoi capelli durante l’autunno. Uno tra gli elementi può essere la variazione di luce, la quale si presenta tra l’inizio dell’autunno e la fine dell’estate: il tuo organismo può infatti produrre melanina e melatonina, ormoni che sono implicati rispettivamente nella regolazione luce e buio e la regolazione sonno e veglia.

Inoltre, anche lo stress di fine ferie e il tuo ritorno al lavoro può essere causa di una maggior perdita di capelli.

Anche gli squilibri ormonali o l’eredità genetica possono essere un motivo.
Inoltre, è bene che tu tenga a mente il ciclo di vita di ciascun capello: nello specifico, nel corso dei vari cambi stagione puoi perdere tanti capelli soprattutto nel corso della fase telogen, nota anche come il termine del ciclo di ricrescita.

In quest’ultima il tuo capello è ancora presente nel follicolo pilifero ma non opera più in alcun modo, quindi è già pronto a cadere.

Esiste qualche rimedio per prevenire o rallentare la perdita di capelli ? Suggeriamo l’Hair filler o biostimolazione del cuoio capelluto

Vi sono differenti rimedi fatti appositamente per rallentare o prevenire una perdita ingente e costante dei tuoi capelli.

Tra i vari vi è una tecnica di medicina estetica molto nota, denominata hair filler o biostimolazione del cuoio capelluto.

Rispetto ad altri trattamenti risulta particolarmente efficiente ed è necessario iniettare all’interno della cute del tuo cuoio capelluto delle sostanze aventi le medesime funzioni delle proteine naturali, note anche come acido ialuronico cross linkato.
Queste vengono iniettate come vettori di peptidi brevettati e biomimetici, studiati con estrema cura affinché il trattamento giunga al termine correttamente e senza problemi.  Le sostanze in questione cercano di garantire la rigenerazione delle cellule.

I peptidi biomimetici consistono in elementi studiati e riprodotti accuratamente in laboratorio, i quali riprendono tutte le funzioni delle proteine e cercano di stimolare la rigenerazione dei bulbi piliferi.

Nello specifico, costituiscono delle sequenze di amminoacidi brevi e aventi una struttura simile alle proteine naturali (la loro parte attiva).

Se queste vengono iniettate nella cute del tuo cuoio capelluto, riescono perfettamente a subentrare nella cellula e modificarne il suo comportamento.
Tale trattamento presenta i seguenti vantaggi:

  • ridensificazione della zona trattata;
  • rigenerazione dei follicoli piliferi danneggiati;
  • influenza positiva sulla ricrescita;
  • arresto della caduta dei capelli;
  • ispessimento dei capelli;
  • stimolazione di nuovi vasi sanguigni per garantire la microcircolazione del sangue;
  • inibizione della morte programmata delle cellule, ossia apoptosi.

Per avere maggiori informazioni a riguarda Contatta la Dottoressa!

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malattie veneree

Malattie veneree: una panoramica generale

Triste a dirsi, le malattie veneree continuano a colpire moltissime persone, nonostante gli eccellenti progressi della medicina e i notevoli passi da gigante che la farmacologia sta compiendo negli ultimi anni, i quali hanno sicuramente portato al consolidamento di terapie mirate molto più forti dei tempi passati.

Tuttavia, se ti stai chiedendo cosa siano le malattie veneree, quali siano le più frequenti e quale sia la sintomatologia più comune associata ad esse, sei nel posto giusto: in questo breve articolo, infatti, cerchiamo di prendere in esame alcune delle malattie veneree più comuni, analizzandone l’eziologia e soffermandoci sui sintomi.

Malattie veneree: definizione ed esempi

Innanzitutto, partiamo col definire la malattia venerea per antonomasia: essa non è altro che una condizione patologica che si trasmette per via sessuale.

Data tale speciale modalità di trasmissione, le malattie veneree sono altresì note come MST, acronimo che sta per Malattie Sessualmente Trasmesse.

Si possono includere in questa ampia categoria anche tutte quelle patologie che potrebbero trasmettersi per via sessuale, ma che non possiedono tale caratteristica principale: in questi casi, esse si trasmettono per via parenterale, oro-fecale e così via, ma occasionalmente potrebbero infettare più persone anche per via sessuale.

Nonostante il miglioramento della condizione socioeconomica dei Paesi maggiormente industrializzati, avviatosi e consolidatosi alla metà del secolo scorso, la categoria delle malattia sessualmente trasmesse si sta via via sempre più allargando, comprendendo numerose patologie considerate anticamente minori.

Tuttavia, specie nei Paesi in via di sviluppo, c’è stato il dilagare della patologia venerea più comune, ossia l’AIDS, anche se oggi essa è ritenuta una condizione patologica ampiamente sotto controllo rispetto ai decenni passati.

Moltissime patologie veneree odierne sono provocate da diversi agenti eziologici, ovvero un pool di diverse cause che portano all’insorgenza e allo sviluppo infettivo della malattia: tra di essi figurano molti virus, batteri, funghi e vari parassiti.

Ad esempio, la gonorrea viene generata dal batterio Neisseria Gonorrhea, così come l’herpes genitale insorge a partire dall’infiltrazione del virus HSV (Herpes Simplex Virus) e il condiloma viene scatenato dall’HPV (Human Papilloma Virus), il quale potrebbe portare anche a cancro del collo dell’utero.

Tra le malattie veneree, tuttavia, vengono annoverate anche altre condizioni patologiche minori, come ad esempio la micosi genitale, le lesioni papulose da mollusco contagioso, la celebre candida o candidosi, la vaginosi batterica, che colpisce l’apparato genitale femminile, la pediculosi del pube e i molluschi contagiosi.

Che dire delle modalità di contagio vere e proprie?
La trasmissione per via sessuale di tali malattie esula dal tipo di rapporto avuto: esso può essere genitale, oro-peniena, oro-vaginale o anale, ma il contagio vero e proprio avviene tramite il contatto diretto tra liquidi seminali infetti, come lo sperma, secrezioni vaginali o sangue fuoriuscito da piccolissime lesioni.

Nella pratica sessuale, inoltre, un ruolo particolarmente pericoloso lo assume il coito anale, il quale potrebbe provocare lacerazioni di variabile entità che non fanno altro che favorire l’ingresso di batteri e germi che proliferano facilmente all’interno degli organi genitali umani, superando agevolmente la barriera immunitaria.

Inoltre, un ulteriore modo di trasmissione delle malattie veneree è il contatto con biancheria infetta, ma anche di asciugamani o articoli da toilette utilizzati in modo promiscuo; dalle modalità di trasmissione è totalmente escluso il bacio o il contatto diretto con un accessorio utilizzato da un’altra persona, come un bicchiere, nè col contatto fisico, come una stretta di mano o un abbraccio.

Quali sono i sintomi?

Ad oggi, la varietà di sintomi associati ad una qualsivoglia malattia venerea è notevole, la quale varia a seconda della tipologia di patologia contratta.

In linea generale, tuttavia, si può dire che i sintomi più comuni riguardano stati infiammatori, che provocano bruciori, pruriti e comparse di rush cutanei.

Inoltre, molte delle malattie veneree impattano anche sull’apparato urinario, rendendo difficile e dolorosa la minzione e provocando il rilascio di cattivi odori provenienti dai genitali.

Oltre a tutto ciò, uno dei sintomi di serietà più evidente è il sanguinamento, che sia esso vaginale, rettale o orale.

Ad ogni modo, per qualsiasi sintomo associabile ad una malattia venerea, è bene che tu sappia quanto sia fondamentale il consulto di uno specialista, in grado di diagnosticare la precisa condizione patologica che ti sta affliggendo, in modo tale da scegliere la corretta terapia da seguire.

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verruche

Verruche: eliminarle con la laserterapia

Tipologie di verruche

Esistono differenti tipologie di verruche che possono intaccare differenti zone dell’organismo. Che si dividono nelle seguenti tipologie:

  • piane;
  • comuni;
  • filiformi;
  • plantari;
  • dei genitali.

Le verruche comuni sono per l’appunto note come quelle più frequenti e sono anche comunemente chiamate porri: nello specifico, consistono in lesioni aventi solitamente un diametro che può andare dai 2 fino a un massimo di 10 millimetri. Hanno un colore rosato e si presentano in diverse zone del tuo organismo, quali viso, dita e dorso delle mani.

verruche comuni

Le piane sono prevalentemente presenti nei bambini e la loro caratteristica è un rilievo leggero sulla pelle, oltre a una dimensione minore e a un numero più elevato rispetto alle verruche comuni. Queste ultime, intaccano zone quali: viso, braccia, dorso delle mani e ginocchia.

Le plantari sono anch’esse abbastanza comuni e caratterizzate da lesioni tondeggianti e profonde. In particolare, la loro superficie è costituita da punti nerastri, solitamente dei capillari occlusi. La zona più colpita è la pianta del piede e le verruche si presentano di colore giallo, molto dolorose in quanto l’intero peso del tuo corpo va inevitabilmente sulle verruche quando cammini.

verruche planari

Sono presenti anche le verruche filiformi, le quali sono note per il loro essere appuntite e per la loro lunghezza di vari millimetri. Tali, colpiscono prevalentemente zone come il cuoio capelluto, le palpebre e il viso.

verruche filiformi

Verruche dei piedi e delle mani

Le verruche più comuni sono quelle note anche come porri e presentano una forma abbastanza comune e facilmente riconoscibile.

Possono essere caratterizzate da differenti forme, grandezze e superfici irregolari. Le zone maggiormente colpite sono le dita, il dorso delle mani e il contorno ungueale.

Anche il palmo delle tue mani può essere affetto da questa tipologia, seppur più raramente, così come le ginocchia e i gomiti. Qualora tu eserciti pressione sulle verruche puoi sentire dolore.

Le verruche dei piedi o plantari sono state precedentemente introdotte e sono estremamente comuni tra chi ha sofferto o soffre di verruche. Quelle semplici sono le più diffuse, note per il loro essere squamose, spesse, ruvide e dal color giallastro.

Possono comparire sulla pianta del tuo piede o tallone, e in casi meno comuni tra le dita dei piedi. Qualora siano presenti sulla pianta del piede sentirai un dolore costante dato dalla pressione su di esse.

Sono presenti anche delle verruche plantari meno comuni rispetto a quelle semplici, ossia quelle a mosaico: sono caratterizzate da una forma e dimensione che ricordano quelle di un mosaico.

Come si individuano?

Ciascuna tipologia ha delle caratteristiche differenti, alcune più riconoscibili rispetto ad altre. Ogni infezione può infatti essere da te riconosciuta già al tatto e dalla superficie della pelle irregolare. È bene ricordarti che hanno anche una forma rotondeggiante e di differenti dimensioni. Se le sottoponi a pressione possono provocarti dolore.

Le verruche sono pericolose?

Sono prevalentemente causate dall’infezione virale proveniente da molti virus, i quali sono appartenenti all’HPV, ossia Human Papilloma Virus.

Le verruche non sono pericolose e spesso possono anche scomparire spontaneamente, anche se nel corso di svariato tempo, per questo ti consiglio sempre di rimuoverle con i giusti metodi.

Non sono pericolose per il tuo organismo ma possono essere alquanto fastidiose, soprattutto se posizionate su zone del corpo su cui tendi a fare pressione, come la pianta del piede o il palmo delle mani.

Trattamenti

Generalmente molte verruche comuni non necessitano di particolari trattamenti in quanto vengono eliminate nel corso degli anni.

Ti consigliamo comunque il trattamento in quanto sono contagiose e la loro scomparsa garantisce più comfort e meno disagio.

Tra i vari trattamenti, quello più diffuso è la laserterapia, la quale è indicata soprattutto per verruche particolarmente difficili da rimuovere. Solitamente è necessaria una sola seduta, mentre per verruche particolarmente profonde sono necessarie più sedute.

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rimuovere trucco permanente

Il trucco permanente viene rimosso con il laser?

Come rimuovere il trucco permanente: il laser e le altre tecniche

Il trucco permanete (PMU, permanent make-up) è un tipo di dermopigmentazione che serve per ridefinire alcune aree del viso alle quali si vorrebbe dare un aspetto differente.

Le zone di maggiore interesse sono le sopracciglia, le labbra e il contorno occhi. Può capitare, tuttavia, che il risultato non combaci alla perfezione con quello atteso e deluda le aspettative, oppure che il tatuatore commetta un errore.

O ancora semplicemente, ci si può stufare di sfoggiare sempre lo stesso look che, tra l’altro, col tempo, può anche essersi degradato.

Ecco allora che ci si chiede come rimuovere il cosmetico, e immediatamente si pensa al laser, come avviene per i tatuaggi, di seguito vedremo nel dettaglio le varie possibilità.

Metodi naturali e ritocchi

Uno dei metodi per rimuovere il make-up permanente è semplicemente aspettare: i pigmenti che vengono utilizzati presentano il massimo grado di biocompatibilità, risultando sicuri per l’organismo, e inoltre sono sintetizzati appositamente per essere gradualmente riassorbiti con il tempo.

Perciò, con il trascorrere dei mesi, la natura farà il suo corso e il trucco svanirà, ammesso che il tatuatore abbia utilizzato i pigmenti giusti e questi non vadano incontro a strani effetti, ad esempio tendendo verso altri colori (tipicamente sfumature di verde o blu).

In media, la durata del PMU si aggira intorno a un anno, anche se la variabilità è alta, anche in funzione del tipo di pelle e dello stile di vita della persona.

È comunque legittimo pensare che non tutti siano disposti ad attendere un anno, specialmente se si sono verificati degli effetti indesiderati o il look proprio non convince.

Rimedi medici per rimuovere il trucco permanente

La tecnica che sicuramente tutti immaginano come elettiva per rimuovere il trucco permanente, in ogni caso, è di puro appannaggio medico, e consiste nel trattamento col laser.

Questa operazione viene eseguita da un professionista competente, che indirizza un fascio di luce sulla zona da trattare in modo che il pigmento che si trova appena sotto la superficie della pelle venga frammentato e per i tessuti sia più facile da riassorbire.

Questo processo non sarà immediato, ma già dalla prima seduta si potranno vedere i primi risultati. Dopodiché, occorreranno altre sedute (da 2 a 5), distanziate di 50 giorni, per ottimizzare l’effetto: oltre alla rimozione completa, è possibile effettuare anche solo uno schiarimento.

Inoltre, eliminare i colori scuri, più sensibili alla luce del laser, sarà più semplice; quindi, anche questo rappresenta un fattore determinante nelle tempistiche.

Il vantaggio di questa tecnica è che il laser non danneggia in alcun modo la pelle: il paziente avvertirà solo del calore e, in seguito, potrebbe riportare un lieve arrossamento temporaneo.

Rivolgersi a dei professionisti

Concludiamo con un consiglio fondamentale. La pelle è un organo incredibile, ma quella del viso è estremamente delicata, ed è importante dedicarle tutte le dovute attenzioni, specialmente quando ci si vuole sottoporre a una pratica come la rimozione del PMU.

Per questo motivo è fondamentale rivolgersi a degli esperti competenti, dei dermatologi che sappiano valutare ogni caso individualmente in modo da optare per la decisione migliore, che possa permettere al paziente di riconquistare il suo benessere e tornare a sentirsi in pace con il proprio viso ed apprezzarne la bellezza.

La centralità del cliente e della sua salute, il rispetto per la pelle, cortesia e accoglienza abbinate alla massima professionalità e una conoscenza specialistica, attrezzatura all’avanguardia: questo è ciò che potrete trovare nel nostro studio.

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iperidrosi

Quali zone del corpo vengono colpite dall’iperidrosi e come possiamo combattere l’eccessiva sudorazione?

L’iperidrosi costituisce una condizione il cui tratto caratteristico è rappresentato dall’eccessiva sudorazione.

L’eccessiva sudorazione può manifestarsi in forma generalizzata oppure può interessare alcune zone specifiche del corpo, fra le quali si possono citare ad esempio le ascelle, le mani o anche le piante dei piedi.

L’iperidrosi può interessare inoltre la zona del torace, del viso o anche dell’inguine.

Generalmente si manifesta in modo eguale su entrambi i lati del corpo, se ad esempio la zona interessata colpita è quella relativa alle piante dei piedi, entrambi questi ultimi verranno interessati da tale condizione.

Questa patologia non comporta delle problematiche rilevanti sulla tua salute; tuttavia, quest’ultima può rappresentare un’enorme fonte di stress e di imbarazzo.

L’iperidrosi costituisce una condizione che non deve essere sottovalutata, seppur infatti non determina dei rischi sulla tua salute, può condizionare negativamente la qualità della tua vita.

Essa può infatti rappresentare e determinare una situazione di forte stress che può indurre il sorgere di molteplici sintomi di carattere ansioso e depressivo.

Inoltre, l’iperidrosi può manifestarsi a qualunque età, generalmente tale condizione tende a presentarsi nel periodo immediatamente successivo alla pubertà.

Quali cause possono originarla: iperidrosi primaria

L’iperidrosi può essere distinta in due diverse tipologie. La suddivisione viene operata in relazione alla possibilità di individuare la causa scatenante di tale condizione.

A tal proposito si distingue fra l’iperidrosi primaria e l’iperidrosi secondaria.

L’iperidrosi primaria è caratterizzata dal fatto che in quest’ultima non si individuano delle cause sottostanti alla suddetta condizione.

Nonostante ciò, è plausibile ritenere che l’iperidrosi primaria sia originata dal sistema nervoso simpatico il quale si occupa di molteplici funzioni del tuo corpo la cui esecuzione non richiede il carattere della tua volontarietà.

La causa dell’iperidrosi primaria si riconduce al sistema nervoso simpatico anche in considerazione del fatto che quest’ultimo opera come una sorta di termostato.

Nel caso in cui viene da te avvertito un aumento della temperatura il tuo sistema nervoso simpatico provvede all’invio di un segnale alle cellule sudoripare del tuo corpo, inducendo quest’ultime a produrre del sudore.

La produzione di sudore costituisce uno strumento finalizzato a consentire alla diminuzione della tua temperatura corporea.

Numerosi studi effettuati in merito all’iperidrosi primaria hanno rilevato inoltre come quest’ultima in numerosi casi è originata da una mutazione di carattere genetico.

L’iperidrosi secondaria: quali cause possono originarla

Per quanto concerne l’iperidrosi secondaria, quest’ultima, si differenzia in considerazione della possibilità di determinare la causa originaria della suddetta condizione.

Fra le possibili cause scatenanti l’iperidrosi secondaria si possono citare ad esempio la menopausa, l’ansia, l’obesità o anche la gravidanza. Può inoltre essere originata dall’assunzione di taluni farmaci antidepressivi o oppioidi.

L’iperidrosi secondaria si manifesta generalmente in modo improvviso e generalizzato su tutto il tuo corpo.

Come è possibile combattere l’eccessiva sudorazione attraverso le iniezioni di tossina botulinica diluita

Uno dei rimedi che ti consentono di combattere l’eccessiva sudorazione è rappresentato dalle iniezioni di tossina botulinica.

La tossina botulinica può infatti essere iniettata nelle zone del corpo colpite da iperidrosi.

L’efficacia di tale rimedio è determinata dal botulino, il quale contribuisce a bloccare l’invio dei segnali dal tuo cervello ed in particolare dal sistema nervoso simpatico alle ghiandole sudoripare.

Il mancato invio di tali segnali contribuisce a diminuire sensibilmente la produzione di sudore nelle aree interessate dall’iniezione della tossina botulinica.

Questa iniezione rappresenta una procedura non particolarmente complessa e duratura, la sua esecuzione richiede infatti un periodo di tempo compreso fra i trenta e i quaranta minuti.

Al fine di bloccare la produzione di sudore nelle aree interessate vengono effettuate fra le quindici e le venti iniezioni di tossina botulinica nelle aree del corpo interessate dall’iperidrosi.

Le iniezioni di tossina botulinica rappresentano una soluzione particolarmente efficace i cui effetti perdurano per molteplici mesi, in seguito ai quali, è possibile ripetere se necessario il suddetto trattamento benefico.

Il trattamento in questione concernente l’iniezione di tossina botulinica è assolutamente sicuro e non presenta degli effetti collaterali a lungo termine.

Fra i possibili effetti collaterali che si possono avvertire nel breve termine, nel momento successivo all’iniezione della tossina botulinica si possono citare la nausea o l’arrossamento delle zone interessate dall’iniezione.

 

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