Maria Luisa Pozzi - MioDottore.it

Informativa

Autore - Dottoressa Marialuisa Pozzi

Asportazione laser e chirurgica di nei, angiomi, cheratosi come funziona?

Breve panoramica su nei, angiomi e cheratosi

Nei, angiomi e cheratosi sono fenomeni detti neoformazioni cutanee, che coinvolgono la produzione di cellule in eccesso sulla pelle. Spesso vengono tenute d’occhio o rimosse perché considerate antiestetiche a seconda della posizione in cui si trovano o per via dei rischi che possono comportare per la salute della pelle. Esse infatti possono essere di natura benigna – le più frequenti – ma anche maligna.

I nei, congeniti quando presenti fin dalla nascita o acquisti quando compaiono in seguito, sono fra gli esempi più classici di neoformazioni. A seguire gli angiomi, originati dal sistema vascolare, che prendono infatti una colorazione rossa. Le cheratosi, forse meno conosciute, sono invece di colore bruno e circolare sono formazioni seborroiche, frequenti in tarda età o come effetto collaterale dell’esposizione al sole.
In tutti e tre i casi si può provvedere alla loro rimozione previa attenta analisi dermatologica, con due distinzioni fondamentali sul piano della modalità di esecuzione: laser o chirurgica. Vediamo dunque la differenza fra i due metodi e come essi funzionano.

Chirurgia nella rimozione di nei, angiomi e cheratosi

La via della rimozione chirurgica viene intrapresa solitamente quando l’analisi dermatologica ha lasciato dei dubbi circa la natura maligna di una neoformazione cutanea. In questo modo sarà possibile effettuare dopo l’asportazione un doveroso esame istologico per avere un referto più preciso circa la natura del tessuto rimosso.

Le domande più frequenti sulla chirurgia sono se essa sia dolorosa, se lasci o meno cicatrici e se richieda una preparazione preventiva o attenzioni speciali post operazione.

Trattandosi solitamente di piccole formazioni da rimuovere, l’operazione è di breve durata e viene svolta in anestesia locale, priva di qualsivoglia sensazione dolorosa. Solitamente viene tracciata sulla pelle un’incisione di forma ellittica, cioè un cerchio allungato, che faciliterà in seguito la sutura dopo la rimozione.

Solo in rari casi di asportazioni estese che rendano impossibile una semplice sutura, si potrebbe dover ricorrere all’uso di lembi, ossia l’asportazione e riposizionamento di piccole parti di tessuto da zone vicine del resto della cute.
Normalmente non è necessaria alcuna preparazione particolare all’intervento, salvo avere cura di comunicare al medico le eventuali allergie per consentire in seguito la scelta corretta dell’anestesia più sicura.

A livello di cicatrici si deve tener presente che si tratta sempre – anche se in forma molto ridotta – di un’operazione chirurgica. I punti di sutura, che siano esterni o interni a seconda della tipologia di punto necessario, possono lasciare piccoli segni nel tempo o sparire molto facilmente nel giro di pochi mesi o anni.

Tutto dipende da vari fattori, fra cui la pelle stessa di chi subisce l’intervento, i punti adoperati e l’estensione dell’incisione. In ogni caso se si arriva alla chirurgia, come premesso all’inizio, è per via di un potenziale rischio concreto per la salute della propria pelle: meglio non trascurare il problema per superficiali timori come quelli legati a piccoli inestetismi, che comunque sarà sempre possibile correggere in seguito.

Terminato l’effetto dell’anestesia un leggero dolore è una conseguenza normale così come l’infiammazione della zona trattata. Si possono ridurre entrambi con l’applicazioe di ghiaccio.

Assolutamente vietato invece rimuovere la medicazione prima del tempo e del controllo che viene eseguito solitamente a distanza di giorni. Da evitare dunque il bagno se questo va a toccare la zona appena operata, ma preferire una più pratica doccia, adoperando un buon cerotto impermeabile per sigillare l’area. I punti vengono dunque rimossi dopo alcune settimane. Solo a questo punto sarà possibile, previa consultazione medica o del dermatologo stesso, approntare qualche tecnica per la riduzione dell’eventuale inestetismo della cicatrice.

Laser per la rimozione di nei, angiomi e cheratosi

Il laser invece, è solitamente adoperato per la rimozione di neoformazioni di chiara entità benigna e senza alcun rischio, in quanto comporta la letterale vaporizzazione delle stesse, che impedirebbe un’analisi istologica del materiale cutaneo distrutto.

Anche in questo caso viene effettuata un’anestesia locale prima dell’intervento, e le tempistiche sono molto brevi, tanto che è possibile in una sola seduta agire su più piccoli punti.

Il laser agisce bruciando letteralmente la formazione indesiderata, si tratta dunque di una tecnica non invasiva, che difficilmente lascia cicatrici, scottature o effetti collaterali. Il laser è infatti calibrato su una determinata lunghezza d’onda che agisce solo sulla porzione di tessuto da trattare, senza danneggiare quello circostante. La guarigione completa avviene solitamente in pochi giorni, ed è solitamente indolore.

In merito al post operazione, la cura della cicatrice temporanea lasciata dal laser comprende l’applicazione di creme, il divieto di esposizione al sole, una detersione delicata e l’evitare tassativamente il cercare di rimuovere la crosticina della cicatrice, prima che questa cada spontaneamente a completa guarigione.

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Mappatura dei nei: come si fa?

La mappatura dei nei serve al dermatologo per valutare di che natura sono le lesioni pigmentate presenti sulla pelle. Si tratta di un esame che andrebbe effettuato almeno una volta, se non periodicamente, per monitorare la situazione della cute e scongiurare la formazione di patologie gravi come il melanoma.

Perché è utile la mappatura dei nei

Secondo gli esperti, tra le cause responsabili dei tumori della pelle ci sono cattive abitudini come:

  • esposizione ai raggi del sole nelle ore più calde, senza la protezione di creme solari che filtrano i raggi ultravioletti;
  • abbronzatura artificiale;
  • uso di creme protettive contro i raggi del sole, che tuttavia non proteggono adeguatamente in quanto non sono adatte al tipo di pelle oppure non hanno un livello di protezione sufficientemente alto.

Nei a rischio

Il rischio che si corre quando ci si espone al sole o alla luce di una lampada abbronzante, senza le dovute precauzioni, è l’insorgere di melanomi. Si tratta di tumori della pelle che si evolvono con particolare aggressività. Tuttavia prima di allarmarti considera che un esame specifico e controlli periodici sono in grado di scongiurare ogni complicazione.

Innanzitutto c’è da dire che non tutti i nei atipici diventano melanomi; inoltre, un controllo tempestivo permette di predisporre una terapia efficace che conduce alla guarigione completa del paziente colpito da melanoma. Per questo è importante vincere la paura o la pigrizia e recarsi da un dermatologo per un esame della pelle.

Cosa sono i nei? Si tratta di macchie pigmentate che si formano in seguito all’accumulo di cellule che creano la melanina: queste cellule hanno il nome di melanociti.

A chi è consigliata la mappatura dei nei

La mappatura dei nei è consigliata a una serie di soggetti. Dovrebbe sottoporsi a epiluminescenza:

  • chi presenta una superficie cutanea dove sono presenti molti nei: il numero orientativo va dalle cinquanta alle cento unità;
  • chi ha sulla pelle nei atipici: devono essere grandi e avere una forma e un colore differente rispetto alla maggioranza degli altri nei;
  • coloro i quali hanno diversi nei nella zona della schiena: in questo caso la cute è molto più difficile monitorare, per cui la mappatura è particolarmente consigliata;
  • chi ha nella propria famiglia casi di melanomi;
  • le persone che hanno una carnagione chiara e che hanno subito scottature importanti;
  • chi presenta lentiggini o nei che nel tempo si sono palesemente modificati.

Come si fa la mappatura dei nei

La mappatura dei nei è il primo step per prevenire o affrontare la possibile formazione dei tumori della pelle. Lo strumento utilizzato per esaminare i nei si chiama dermoscopio; è un microscopio che viene poggiato sulla pelle per analizzarla a livello cellulare, scoprendo tutte le peculiarità del neo. È un esame approfondito che fornisce informazioni che altrimenti l’occhio del medico non riuscirebbe ad ottenere.

Ma come si svolge la mappatura dei nei? La mappa dei nei viene riportata su una sagoma di cartone che rappresenta il corpo del paziente; ogni punto evidenziato indica la lesione da valutare: parliamo in questo caso di nei e lentigo. Ma il medico ricava dall’esame anche fotografie oppure immagini digitali dell’intera superficie cutanea; i nei possono formarsi anche in zone non visibili ad occhio nudo, come le parti intime e il cuoio capelluto. Le visite successive si baseranno su queste informazioni e consentiranno di emettere un verdetto il più possibile puntuale sulla situazione dei tuoi nei. Il dermatologo esaminerà la situazione e ti consegnerà un referto, che sarà accompagnato dalla diagnosi e da una scheda che consiglierà un trattamento dei nei più preoccupanti. È bene che questi documenti vengano condivisi con il tuo medico curante.

A che serve la mappatura nevica? A scansionare e memorizzare le immagini dei nei nell’archivio di un computer. Il dermoscopio infatti è collegato al terminale che archivia le immagini della mappa. Immagazzinare queste informazioni consentirà al dermatologo di verificare, nel corso delle visite successive, a distanza di tempo, se i nei hanno cambiato il colore e la forma. A essere studiati con maggiore attenzione dalla mappatura sono i nei che presentano alcune caratteristiche particolari: si tratta di nei asimmetici che si caratterizzano perché hanno i contorni frastagliati, una forma irregolare; oppure solitamente sono più grandi degli altri nei e presentano un colore differente.

La mappatura dei nei è conosciuta anche col nome di epiluminescenza o dermoscopia. È un esame che non provoca alcun tipo di dolore e dura circa trenta minuti.

Dopo la mappatura che succede

Cosa accade in seguito alla mappatura? Il dermatologo ti fisserà un appuntamento per un nuovo controllo, a distanza di qualche tempo. Si tratta di un intervallo necessario a verificare come si evolve la situazione. Se durante la nuova visita risulteranno modificazioni anomale dei nei, sarà necessario procedere con ulteriori valutazioni. In questo caso il dermatologo può reputare indispensabile asportare chirurgicamente il neo e analizzarlo attraverso un esame istologico. La presenza di un cambiamento del neo non significa che ci si trovi obbligatoriamente in una situazione di patologia; solo l’istologia sarà in grado di confermare se si è in presenza di un melanoma o soltanto di un neo atipico.

Quando è bene svolgere le visite successive? I nei sospetti che non vengono rimossi devono essere valutati dai tre ai sei mesi dopo il primo esame.

Le visite di routine invece potranno svolgersi dopo uno o due anni, a seconda del parere del medico.

 

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Fibroma pendulo: in quale caso si può eliminare?

Il fibroma pendulo è un’escrescenza cutanea che rientra nella categoria medica dei fibromi, tumori benigni che interessano il tessuto connettivo fibroso.

Il fibroma pendulo – o acrocordo – è tendenzialmente innocuo e indolore e si presenta maggiormente nelle aree della pelle che presentano pieghe, come palpebre, inguine, ascelle e collo.

Si manifestano come protuberanze molli di colore più scuro rispetto alla pelle dell’area circostante e possono essere direttamente attaccati alla cute o avere un peduncolo. Il fenomeno è molto diffuso tra le donne in età avanzata e possono creare disagio sul piano estetico, ma non sono particolarmente pericolosi né tanto meno contagiosi.

Nel caso in cui, però, gli acrocordi arrecassero prurito e sanguinamento, è bene sottoporsi a un controllo dermatologico accurato.

Cause e prevenzione del fibroma pendulo

Non esistono certezze scientifiche sulle cause del manifestarsi di un fibroma pendulo, ma nel corso degli anni sono state individuate correlazioni importanti tra lo sviluppo di queste escrescenze cutanee e i seguenti fattori:

  • Età

Risulta che le persone anziane siano più soggette alla formazione di acrocordi, probabilmente a causa del naturale invecchiamento della pelle;

  • Menopausa e gravidanza

Secondo diverse teorie, il manifestarsi di fibromi penduli è strettamente collegato ai mutamenti ormonali propri della menopausa: se fino ai 50 anni l’incidenza del fenomeno è comune a uomini e donne, dopo i 50 la sproporzione cresce e le donne risultano più colpite. Allo stesso modo, i cambiamenti ormonali dovuti alla gravidanza inciderebbero sulla formazione di fibromi penduli;

  • Peso

Lo sfregamento cutaneo andrebbe ad aumentare le possibilità di sviluppare acrocordi, per cui le persone in sovrappeso o in stato di obesità sarebbero maggiormente soggette al fenomeno;

  • Patologie pregresse

Uno studio del 2010 teorizza una correlazione tra diabete e sviluppo di fibromi penduli. Allo stesso modo, la sindrome di Birt-Hogg-Dubé favorirebbe la formazione di acrocordi.

Nel caso in cui si rientri nelle categorie di cui sopra o in famiglia siano presenti casi di fibromi penduli, per evitarne la formazione è bene adottare delle misure preventive mirate: mantenere la pelle sempre idratata bevendo molta acqua e usando apposite creme giornalmente è sicuramente un buon sistema di prevenzione, come anche evitare l’utilizzo di canottiere e indumenti intimi con bordo spesso che vadano a creare traumi nelle parti molli del corpo, più soggette alla formazione di acrocordi.

I rimedi casalinghi

Molto spesso, i rimedi casalinghi sono i più apprezzati e sperimentati per la rimozione dei fibromi penduli. Il più comune prevede l’uso di un filo da cucito in cotone o seta: andando a strozzare l’acrocordo e quindi bloccando il flusso sanguigno, questo dovrebbe seccarsi e cadere da solo nel giro di poco tempo.

Questo rimedio, per quanto ancora usato, è caldamente sconsigliato: se l’escrescenza presenta dimensioni tali da necessitare di un intervento per preservare l’estetica dell’area, soffocarla con il filo risulterà doloroso, complicato, avrà bisogno di tempo per seccarsi e soprattutto rimarranno dei segni visibili. I rimedi casalinghi risultano sicuramente utilissimi per il trattamento di tanti malanni, ma in caso di situazioni che rischiano di compromettere l’estetica, è meglio evitare le soluzioni fai-da-te.

Eliminare il fibroma pendulo con il laser

I fibromi penduli non sono pericolosi, né contagiosi: non è stata dimostrata nessuna correlazione tra la presenza di escrescenze e sviluppo di tumori maligni; tuttavia, l’incidenza a livello estetico è molto alta, specie quando gli acrocordi si manifestano sulle palpebre, sul viso o nell’area del collo. Come già visto, il rimedio casalingo può eliminare l’escrescenza in sé, ma rischia di lasciare cicatrici altrettanto antiestetiche.

Nel caso in cui si decida di eliminare un fibroma pendulo in modo sicuro ed efficace, il trattamento migliore è quello a laser. Fino a pochi anni fa, queste escrescenze venivano asportate chirurgicamente, una tecnica valida, ma che richiedeva punti di sutura e lasciava segni evidenti; oggi, grazie ai progressi tecnologici, i fibromi penduli possono essere eliminati con il laser, che non prevede sanguinamento né punti di sutura e non lascia alcun segno visibile.

L’intervento di rimozione può durare tra i dieci e i quindici minuti – compreso il tempo di preparazione del paziente -, la rimozione in sé dura una manciata di secondi e non è dolorosa: il laser causa una sensazione di calore o di bruciore solo per pochi istanti. Generalmente l’intervento non richiede anestesia, solo nel caso in cui l’escrescenza sia particolarmente importante, il dermatologo provvede a somministrare poche gocce di anestetico.

Dopo la bruciatura a laser, l’area viene medicata con una crema antibiotica e per qualche giorno bisognerà portare un cerotto. Il trattamento laser non presenta rischi di alcun tipo, anzi garantisce l’assenza di ematomi post intervento e nessuna cicatrice.

Lo studio della dottoressa Pozzi garantisce interventi laser per la rimozione dei fibromi penduli nel pieno rispetto delle misure mediche dermatologiche più all’avanguardia per un intervento rapido, indolore e privo di cicatrici.

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Micosi Cutanee: come compaiono? quali sono le cause?

Micosi Cutanee: cosa sono

Le micosi cutanee, o funghi della pelle, sono delle infezioni causate da funghi che riescono a riprodursi all’interno del nostro organismo. Si tratta quindi di infezioni derivanti da funghi in grado di colpire indistintamente sia adulti che bambini e che colpisce l’apparato tegumentario, in particolare interessa pelle, peli e mucose. Rappresenta un’infezione piuttosto diffusa in quanto gli agenti patogeni da cui è causata si trovano praticamente in qualsiasi luogo: bisogna stare sempre attenti. Esistono quattro tipi di micosi cutanee:

 

  • Superficiale: Questo tipo di micosi tende a colpire prevalentemente pelle, cuoio capelluto e unghie.
  • Sottocutanee: Colpiscono soltanto la pelle e i tessuti sottostanti.
  • Sistemiche: Si tratta delle infezioni più pericolose in quanto tendono ad attaccare gli organi interni, come i polmoni
  • Opportunistiche: Questo tipo di infezione tende ad attaccare soltanto persone affette da basse difese immunitarie.

 

Come si contraggono le micosi cutanee?

Come abbiamo già avuto modo di vedere contrarre queste infezioni è cosa assai frequente, in quanto gli agenti patogeni che le causano si trovano praticamente ovunque.

I fattori di rischio sono rappresentati dall’alta temperatura, dall’umidità e dagli assembramenti in luoghi chiusi o ristretti.

Infatti, è molto più probabile contrarre questa infezione al mare e in piscina, piuttosto che in montagna o in altri luoghi più freschi.

Questo però non significa che ogni volta che si entra in contatto con uno di questi funghi patogeni si contrare l’infezione: dipende molto dal tipo di pelle.

Micosi cutanee: sintomi e come riconoscerle

Abbiamo già avuto modo di vedere che le micosi cutanee possono interessare molteplici parti del corpo. E’ importante quindi imparare a riconoscerle così da rivolgersi al proprio medico in tempo e trattare l’infezione nel modo più veloce ed efficace possibile. Ma quali sono i sintomi tramite cui è possibile riconoscere l’infezione? Il principale sintomo è rappresentato dalla presenza di macchie bianche o rossastre. Si tratta di macchie che possono essere talvolta desquamate: possono essere asintomatiche o causare un lieve prurito. E’ proprio il prurito l’altro sintomo principale: infatti, se sul proprio corpo compaiono macchie simili a quelle descritte, accompagnate da prurito, è possibile che si tratti di una micosi cutanea. L’altro sintomo è rappresentato dall’arrossamento della pelle.

Micosi cutanee: tipologie di funghi e rimedi

I funghi in grado di causare le micosi cutanee, si possono suddividere in tre categorie differenti:

 

  • Dermatofiti, cioè agenti patogeni in grado di agire sul tronco e le pieghe dell’inguine.

 

  • Lieviti, cioè minuscoli organismi che colpiscono principalmente le zone calde ed umide come ascelle o zone genitali.

 

  • Muffe, che causano prevelentemente micosi profonde e sistemiche, cioè tendono a depositarsi sugli organi interni.

 

Il trattamento della micosi cutanea viene effettuato in relazione al tipo di fungo che l’ha causata. Generalmente vengono utilizzati spray, shampii e detergenti.

Tuttavia vi sono degli specifici farmaci antimicotici, che sono clotrimazolo, ketoconazolo e terbinafina.

Come prevenire le infezioni cutanee?

La prevenzione di questo tipo di infezione avviene soprattutto attraverso la cura della propria igiene personale. Inoltre, è importante indossare ciabatte soprattutto al mare e in piscina, dove questi funghi sono generalmente più aggressivi.

Evitare poi un uso spropositato di farmaci e antibiotici, che potrebbero causare un abbassamento delle difese immunitarie.

 

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Quali sono i fattori di rischio delle Adiposità localizzate? Previeni l’accumulo di lipidi

Con il termine adiposità localizzate si intende un accumulo di grasso corporeo presente in una determinata area. Gli accumuli possono essere di varia intensità ed i più comuni generalmente compaiono su pancia, fianchi e cosce.

Come si formano le adiposità localizzate

Le adiposità localizzate derivano da un’anomala distribuzione del grasso sul corpo, spingendo le cellule adipose ad accumularsi in punti specifici del corpo senza venire naturalmente smaltite e finendo a formare i cosiddetti “cuscinetti di grasso” responsabili di inestetismi e, talvolta, rischiosi per la salute. Molto spesso derivano da un malfunzionamento dei tessuti adiposi e connettivi. Normalmente, le cellule adipose servono come “magazzino di energia” per dare all’organismo l’energia necessaria quando si brucia più del necessario fabbisogno. L’accumulo adiposo si verifica quando il grasso assimilato è molto più di quello necessario per alimentare l’organismo a livello energetico. Il grasso che non viene bruciato come energia finisce per accumularsi e si compatta infiammando il plasma e bloccando l’ossigenazione dei tessuti. Nel tessuto adiposo, però, sono contenuti anche gli adipociti, elementi fondamentali nella sintetizzazione di ormoni e sostanze necessarie al corretto funzionamento dell’organismo. Il grasso, quindi, non deve mai essere eliminato completamente ma comunque è importante regolare la quantità di quello presente per evitare gli accumuli e per prevenire conseguenze anche gravi sulla salute.

I fattori di rischio e le cause delle adiposità localizzate

Le adiposità localizzate possono dipendere da diversi fattori come l’età, il sesso e persino componenti genetiche ed ereditarie, oltre che da disfunzioni ormonali e dallo stile di vita. Gli uomini tendono ad avere accumuli adiposi “a mela”, ossia prevalentemente sulla pancia e sull’addome, sul viso e sulle spalle. Queste adiposità possono portare a ipertensione, glicemia ed alti livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue. Nelle donne, invece, l’adipe tende ad accumularsi “a pera”, cioè prevalentemente su fianchi e cosce anche se in alcuni casi interessa anche la parte bassa dell’addome e i glutei.

Le principali cause di questi accumuli sono legate all’età, perché dopo i 40 anni le donne diminuiscono la produzione di estrogeni, mentre gli uomini quella del testosterone. Questo deficit provoca insulino-resistenza e facilita l’accumulo di grassi. In altri casi può essere presente una predisposizione fisico-genetica che porta ad avere adiposità localizzate in determinati punti a causa di familiarità. Scarsa attività fisica, stile alimentare non equilibrato, scarsa idratazione corporea sono altri elementi che possono influenzare pesantemente la comparsa di accumuli di adipe. Anche stress e ansia possono avere un impatto negativo sull’organismo, in quanto si tratta di condizioni che aumentano la produzione di cortisolo, una sostanza che favorisce l’accumulo di grasso, soprattutto a livello addominale. Infine, un’altra causa di adipe accumulato può essere determinata da disfunzioni metaboliche che possono essere anch’esse ereditarie.

Come intervenire sulle adiposità localizzate

Le adiposità localizzate possono essere trattate con massaggi appositi per favorire lo scioglimento del grasso accumulato, affiancando ad essi un percorso sportivo e una dieta equilibrata per facilitare la diminuzione dei cuscinetti. I massaggi sono utili per migliorare la circolazione e l’ossigenazione dei tessuti, drenare i liquidi in eccesso e migliorare l’umore riducendo lo stress. Attività fisica e dieta sono altri due alleati fondamentali per intervenire sul grasso in eccesso. Per lo sport è importante rivolgersi a professionisti del settore, così come per quanto riguarda il regime alimentare è assolutamente sconsigliato il fai da te perché è necessario formulare una dieta personalizzata elaborata da un medico o un nutrizionista. Per quanto riguarda l’alimentazione, comunque, esistono dei consigli utili da seguire a prescindere da un’eventuale dieta dimagrante. Vanno eliminati cibi grassi, bevande alcoliche e zuccherate ed alimenti ricchi di zuccheri e si deve bere molto per favorire il drenaggio dei liquidi in eccesso e purificare l’organismo dalle tossine.

Prevenire è meglio che curare

Prima di correre ai ripari, l’ideale sarebbe prevenire la comparsa di adiposità localizzate. Evitare comportamenti dannosi ed alimenti “pericolosi” e seguire uno stile di vita attivo e non sedentario sono i primi importantissimi passi per limitare l’arrivo degli accumuli di grasso. Se sono presenti predisposizioni genetiche o problematiche ormonali, diventa praticamente necessario seguire un regime alimentare sano e praticare regolarmente attività fisica, scegliendo percorsi su misura personalizzati per rispondere alle diverse esigenze ed ottenere i migliori risultati possibili, affrontando il tutto con pazienza e costanza. Massaggiare la pelle con movimenti circolari e creme può aiutare a migliorare la circolazione e limitare la comparsa delle adiposità localizzate.

Il grasso viscerale (quello a livello addominale e sul punto vita), in particolare, deve essere evitato perché può portare all’insorgere di patologie gravi come il diabete alimentare oppure malattie cardiovascolari.

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Cos’è la laser terapia

L’uso del laser

Il laser, il cui acronimo inglese tradotto in italiano vuol dire amplificazione di luce mediante emissione stimolata di radiazione, è solo una delle tante strumentazioni che questo specialista utilizza per gestire una vasta gamma di criticità. Negli ultimi anni tuttavia, il laser si è rivelato molto utile per curare diverse patologie e quindi il suo impiego è sempre più frequente. Gli apparecchi moderni sono infatti sempre più sofisticati e sono stati fatti enormi passi in avanti da quando nel 1961 il dottor Leon Goldman ha usato per la prima volta il laser in dermatologia aprendo di fatto la strada alle scoperte tecnologiche e terapeutiche che sono state fatte in tempi più recenti.

Il laser e la cura della pelle

In dermatologia il laser viene usato in diversi trattamenti tra i quali segnaliamo

  • lesioni cheratosiche
  • angiomi di piccola dimensione,
  • condilomi,
  • cicatrici da acne
  • vene varicose
  • asportazione di nevo
  • asportazione tumori cutanei
  • verruche
  • smagliature
  • ringiovanimento cutaneo

La larga applicazione di questa tecnologia trova la sua origine nel fatto che essa può intervenire anche per trattamenti chirurgici, offrendo numerosi vantaggi rispetto ai tradizionali bisturi. Il laser infatti riduce il sanguinamento e può rendere molto più rapida la cicatrizzazione della ferita. Questo tuttavia non può sostituire la chirurgia eseguita con il bisturi, ma è una modalità operativa che può solo affiancarla in caso di esigenze specifiche.

La terapia con il laser

Con il laser si possono fare due diversi tipi di terapie e questo ti consentirà di avere sempre una soluzione appropriata al tuo problema.

  • Laser terapia a scansione che permette di trattare zone molto vaste, per cui lo specialista imposta l’area dove agire e l’applicazione può essere effettuata senza la presenza dell’operatore. Le patologie che possono essere curate sono di diversa natura e tra queste possiamo segnalare le artriti, le borsiti, la cervico-artrosi o le contratture, mentre in dermatologia questo laser viene utilizzato per l’epilazione.
  • Laser terapia a contatto che agisce solo su singoli punti in modo molto circoscritto e la presenza di un dermatologo competente è fondamentale per gestire in modo professionale l’intervento. In dermatologia questo tipo di laser trova larga applicazione e possiamo certamente segnalare le cicatrici, le verruche o le vene varicose.

I tipi di laser più utilizzati

Non tutti i laser sono uguali ed infatti il laser per l’epilazione ad esempio non può essere utilizzato per la rimozione degli angiomi o delle macchie solari. Il Laser CO2 frazionato e il Laser q-Switched sono tra le tecnologie più utilizzate in dermatologia e hanno quindi diverse applicazioni per cui spesso il medico interviene servendosi di questi strumenti.

  • Il laser CO2 frazionato: Questo tipo di tecnologia permette di trattare un unico punto poiché il fascio luminoso colpisce solo ciò che richiede un intervento toccando l’epidermide e il derma in modo molto selettivo. Il tessuto circostante non viene interessato dal trattamento pertanto questo laser consente una guarigione molto veloce e riduce i rischi di infezioni. Il laser frazionato ablativo colpisce l’epidermide lasciando inalterati gli strati sottostanti, mentre quello non ablativointerviene sul derma. Sarà il dermatologo a consigliarti la tecnologia giusta per il tuo specifico problema.
  • Il laser q-Switched: Questo tipo di tecnologia emette onde brevi ad energia elevatissima ed è principalmente usato per la rimozione dei tatuaggi.

I trattamenti possibili con il laser

Con il laser puoi affrontare anche problemi di natura estetica.

  • La depilazione permanente: se vuoi risolvere in modo definitivo il problema dei peli superflui il dermatologo può rimuoverli con il laser. Lo scopo del trattamento è quello di intervenire solo sul bulbo pilifero e non sui tessuti circostanti. Questo sistema è sempre più utilizzato perché offre ottimi risultati. Non è sufficiente una sola applicazione, ma sono necessari più interventi. I peli infatti presentano caratteristiche e resistenze diverse, pertanto il dermatologo valuterà il caso specifico e potrà poi stabilire il numero di sedute necessarie.
  • Gli inestetismi della pelle: se hai cicatrici, efelidi, macchie, puoi intervenire e rimuoverli grazie al laser. Anche in questo caso quindi, lo specialista deve fare una valutazione accurata delle condizioni del paziente prima di individuare la soluzione più opportuna. In molti si rivolgono al dermatologo per rimuovere i tatuaggi. Il laser ha il vantaggio di agire rompendo solo i pigmenti colorati senza lasciare segni sulla pelle ed è pertanto la soluzione ideale per cancellare tatuaggi amatoriali o professionali. Il trattamento prevede delle differenze molto rilevanti che sono determinate dalla quantità e dalla qualità del colore utilizzato. Ci sono infatti colori molto resistenti che richiedono più sedute terapiche.
  • I nei, gli angiomi e la cheratosi che è un’alterazione dell’epidermide per un ispessimento del tessuto: se il tuo problema è dato da questi inestetismi è opportuno procedere per gradi facendo innanzitutto una visita dermatologica specifica che garantisca un intervento appropriato. Il laser può infatti eliminare tutti queste imperfezioni agendo solo sulla parte interessata. Ancora una volta la professionalità del dermatologo e la sua esperienza sono una garanzia nell’affrontare problematiche di salute molto delicate. Lo specialista infatti deve valutare la necessità e il tipo di intervento appropriato. L’attenzione per il proprio corpo è un requisito indispensabile per la prevenzione, pertanto è necessario rivolgersi al dermatologo periodicamente e non trascurare mai la propria pelle anche attraverso la mappatura dei nei. Questa consiste in un controllo costante delle lesioni pigmentate che sono presenti sul corpo e quindi di intervenire tempestivamente in caso di melanoma.
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Che cos’è il peeling e perché farlo

Il peeling è un perfetto alleato di bellezza. Ecco qualche consiglio per attuarlo in maniera efficace e sicura.


Cos’è il peeling e in cosa differisce dallo scrub

Molto spesso i concetti di peeling e scrub vengono erroneamente confusi. È importante, invece, comprendere bene la differenza che intercorre tra i due processi per effettuare scelte più consapevoli e che meglio si adattino ai propri bisogni.

In particolare, lo scrub è un trattamento che in italiano può essere tradotto come “esfoliazione”: consiste, infatti, nell’esercitare sulla superficie della pelle un’abrasione di tipo meccanico che ha come scopo quello di rimuovere lo strato superficiale di cellule morte e residui di sostanze provenienti dall’ambiente esterno. I risultati di uno scrub sono immediatamente visibili: la pelle appare più liscia, più depurata e priva di inestetismi, almeno superficialmente.

Benché l’obiettivo del peeling, invece, sia molto simile, il suo meccanismo di funzionamento è piuttosto differente. Mentre con lo scrub, infatti, si agisce in maniera meccanica solo sullo strato visibile, con il peeling si agisce per via chimica.

Sottoporsi a un trattamento di peeling vuol dire, infatti, applicare sul proprio viso una miscela di acidi ed enzimi studiata ad hoc (molto spesso anche per la propria tipologia di pelle) le quali distruggono, bloccano e favoriscono l’allontanamento di cellule cutanee morte, di sebo e di altre sostanze chimiche (come alcuni pigmenti, causa di macchie scure) ma agendo più in profondità, e nello specifico attaccando gli strati più interni e profondi dell’epidermide, certamente non raggiungibili con un semplice scrub.

Perché sottoporsi a un peeling

I motivi che possono indurre una persona a sottoporsi a una seduta di peeling sono molteplici. Innanzitutto, è bene specificare che si tratta di una tecnica molto versatile, poiché si possono utilizzare diversi principi attivi, e in concentrazioni e rapporti variabili, per esplicare diverse funzioni e adattarsi in maniera eccellente a ogni tipologia di cute. Ciò è spiegato dalle diverse funzioni che la miscela del peeling può esplicare: non solo detergere la pelle in profondità ed espellere cellule cutanee morte, ma anche ridurre le occhiaie, donare maggior tono al colore della pelle, rendere l’epidermide più compatta e allontanare i pigmenti responsabili di sgradevoli macchie cutanee, come quelle che seguono una forte acne. Il peeling, dunque, può rendere la pelle più giovane, donarle nuovo turgore e un aspetto molto grazioso.

Se presenti problemi cutanei molto evidenti, come un eccesso di sebo o delle aree scure sul viso, il peeling può essere la soluzione ottimale, alla quale ricorrere periodicamente.

Generalmente le sedute di peeling sono molto brevi, e non richiederanno più di 30 minuti del tuo tempo. A seconda della miscela di eccipienti utilizzata, inoltre, può essere necessario più o meno tempo tra una seduta all’altra, con intervalli che vanno da due settimane fino a più di un mese. I risultati sono visibili sin dai primi trattamenti, ma per un effetto completo sono necessarie diverse sedute.

Il peeling è dunque la soluzione perfetta a diversi inestetismi, ma è bene che prima di procedere si incontri il proprio estetista e si stabilisca insieme il risultato atteso, in relazione anche al proprio tipo di pelle.

Controindicazioni e avvertenze

Il peeling è una tecnica molto efficace per ridurre gli inestetismi, ma allo stesso tempo pone sotto stress la cute. Innanzitutto, devi sapere che in alcuni casi in seguito all’applicazione della miscela si può avvertire un leggero bruciore, il quale è del tutto normale ma non sempre sopportato dalle pazienti.

Tuttavia, la pelle non è sensibile solo durante il trattamento, ma lo risulta anche in seguito. Per questo motivo, l’estetista può consigliare di applicare una crema lenitiva dopo il processo, o di non esporsi ai raggi del sole per evitare arrossamenti, infiammazioni e bruciori (anche se si utilizza un filtro solare). Alla luce di quanto detto, dunque, è certamente consigliato non sottoporsi a un peeling chimico in piena estate.
Lo stesso discorso vale per i detergenti particolarmente aggressivi: non è consigliabile il loro impiego dopo il peeling. È invece molto più indicato ricorrere a un sapone delicato, possibilmente naturale.

Non bisogna poi naturalmente trascurare il tipo di pelle: se la tua epidermide è molto sensibile, il peeling potrebbe non essere la soluzione adatta per risolvere i problemi estetici. Nonostante tutto, però, sono stati messi a punto – ed altri sono in fase di sviluppo – trattamenti di peeling estremamente delicati, che impiegano enzimi provenienti da erbe e da frutti, in grado di esplicare un’azione mirata senza effetti collaterali di alcun tipo.

In ogni caso, il consiglio è sempre quello di applicare una parte della miscela in un piccolo punto non molto evidente: se si manifestano bruciore intenso o arrossamento imprevisto, è bene non procedere al trattamento.

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biopsia cutanea

Biopsia cutanea: una diagnosi sicura

La biopsia cutanea si concretizza nel prelievo di una parte di pelle, per permettere allo specialista, oltre il proprio giudizio, di visionare in modo ancora più preciso la natura della lesione.

Dopo aver prelevato la parte di tessuto, quest’ultima sarà esaminata al microscopio, per accertare la natura delle cellule, le quali possono essere tumorali o meno.

Questa tipologia di esame è accessibile a tutti e non prevedere delle particolari controindicazioni.

Biopsia cutanea: come avviene?

La biopsia cutanea è indolore e soprattutto molto veloce: lo specialista dopo aver pulito con uno specifico disinfettante l’area interessata, inietterà un anestetico il quale- con un basso pH- procurerà un gonfiore alla pelle e una sensazione di bruciore che durerà pochi secondi.

L’anestetico, permetterà al medico, attraverso l’utilizzo di un bisturi, una lametta o un punch, di prelevare la piccola parte di pelle interessata. In questo frangente di tempo, la pelle non sentirà alcun dolore per via dell’anestetico, il paziente potrà avvertire solamente una leggera pressione da parte del medico.

Terminata questa fase, in base alla biopsia si potrà operare in due modi: se si tratta di una biopsia superficiale, sarà necessario lasciar respirare la pelle, al contrario, nel caso di una biopsia molto profonda sarà necessario applicare alla ferita massimo due punti, per evitare un fastidioso sanguinamento.

L’intero procedimento ha, di solito, una durata massima di dieci minuti. Lo specialista, si adopererà per inviare il campioncino ad un patologo, uno specialista in grado di fornire la giusta diagnosi.

Biopsia cutanea: i diversi tipi

Esistono diversi metodi per realizzare una biopsia cutanea. In base all’area interessata dalla lesione, il medico sceglierà quale tipologia di biopsia bisogna utilizzare. Ad oggi, esistono quattro diversi modi di eseguire una biopsia cutanea:

Biopsia escissionale: Questo metodo viene utilizzato soprattutto nel caso di piccole lesioni, il medico rimuoverà l’intera parte di pelle interessata, avviene nello studio del medico e necessita delll’anestesia locale. L’intera operazione ha una durata inferiore ad un’ora e spesso è necessario applicare dei punti, da dover togliere in un secondo momento; in caso di dolore, lo specialista provvederà alla prescrizione di antidolorifici, i quali diminuiranno notevolmente la sensazione di dolore.

Biopsia incisionale: il medico opta per questa tipologia di biopsia, nel caso di lesioni più estese. Diversamente dalla biopsia escissionale, essendo la lesione più grande, la biopsia incisionale non rovinerà parti importanti come: il viso o le mani, ed eviterà di lasciare cicatrici notevoli. Anche in questo caso l’operazione si eseguirà nello studio di un medico con anestesia locale, si utilizzerà un bisturi con un diametro che può variare e può essere di 3, 4 o 6 centimetri. La biopsia se molto profonda sarà necessario applicare dei punti i quali saranno rimossi, in un secondo momento, dal medico.

-Biopsia shave superficiale: viene utilizzato per una biopsia superficiale, per il melanoma in situ o la cheratosi seborroica. In questo caso, il medico procederà all’anestesia della zona interessata, sotto anestesia, per poi “grattare” lo strato della pelle grazie all’utilizzo di una lametta chirurgica.

-Biopsia shave profonda: dalla denominazione è comprensibile la sua funzione e la differenza con quella precedente: è utilizzata per ottenere un campione di pelle in una profondità maggiore quando si tratta di lesioni che destano molti sospetti. Eseguita nello studio dello specialista e con la relativa anestesia, il medico utilizzerà una lama chirurgica per prelevare la lesione e per valutare a che stadio è il melanoma. Nonostante la profondità della biopsia, solitamente non vengono applicati dei punti, si preferisce guarire all’aria la ferita. Questa procedura ha una durata inferiore ai dieci minuti e se sarà necessario, il medico prescriverà degli antidolorifici.

Spetterà in ogni caso allo specialista il compito di valutare se è necessaria una biopsia cutanea per approfondimenti clinici. Ricordati di rivolgerti sempre e solo a professionisti!

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Adiposità localizzate: fattori di rischio ed eliminazione dei lipidi in eccesso

Il grasso localizzato è la causa di alcune problematiche estetiche come la pancetta o le maniglie dell’amore.

Questo si deposita in zone precise del corpo, le regioni di interesse possono variare leggermente in base a fattori genetici ma la variabile che maggiormente entra in gioco da questo punto di vista è il genere: sui maschi questo tende ad accumularsi maggiormente nella zona dell’addome, nelle donne oltre che sulla pancia la localizzazione può avvenire anche su cosce e glutei.

Il nome di questa patologia indica il fatto che esistono zone in cui il contenuto di cellule adipose e maggiore, questo comporta una maggior facilità nell’accumulo di adipe, il concetto si contrappone a quello dell’adipsoità generalizzata in cui il grasso va a distribuirsi equamente in varie zone del corpo.

Adiposità localizzate, le cause

Il presentarsi di questa patologia non può essere ricondotto ad un fattore univoco, ma ad una molteplicità che concorre congiuntamente alla sua manifestazione.

Alcuni di questi fattori sono:

  • il genere di appartenenza;
  • l’età;
  • la percentuale di grasso corporeo;
  • fattori genetici;
  • stile di vita è attività fisica eseguita;
  • predisposizione alla produzione di determinati ormoni e maggiore sensibilità a questi ultimi.

Adiposità localizzata a genere di appartenenza

Come abbiamo già accennato questa patologia si manifesta il modo leggermente diverso a seconda del sesso. Generalmente negli uomini il grasso si accumula in zone come viso, collo, le spalle e sull’addome, questo tipo di obesità è denominata di tipo androide o a mela ed è spesso associata a livelli di glicemia e trigliceridi al di sopra della norma.

Le donne, invece vanno più facilmente incontro a quella che viene denominata come obesità ginoide, caratterizzata dalla classica forma “a pera”. In questi casi la massa adiposa va maggiormente a concentrarsi in zone come le anche, le cosce, l’addome e i glutei.

Età e Adiposità localizzata

L’adipsità localizzata si presenta più facilmente su soggetti di età superiore ai 40 anni, benché siano sempre più in aumento la registrazione di casi riguardanti la manifestazione di questa patologia sui più giovani.

La causa della maggior probabilità di contrazione della patologia nei soggetti più avanti con l’età è da ricercarsi in alcune variazioni a livello ormonale, come il calo di estrogeni nelle donne e di testosterone negli uomini, nonché ad un aumento della resistenza all’insulina.

Genetica e Adiposità Localizzata

L’ereditarietà della predisposizione all’accumulo di grasso e a problemi al sistema circolatorio è una questione accertata e ampiamente influente nella manifestazione dell’adiposità localizzata. Tuttavia questa non rappresenta una scusa, il primo fattore scatenante è sempre l’alimentazione, gestirla in modo consono ed accompagnarla con adeguata attività fisica permette di tenere sotto controllo la patologia anche in caso di estrema predisposizione genetica.

Trattamento

Un primo punto su cui è essenziale intervenire in presenza di questa patologia è sicuramente lo stile di vita. Vivere in modo particolarmente sedentario, sostenere un’alimentazione altamente squilibrata e fare poca attività fisica sono tutti fattori nelle prime posizioni tra quelli che concorrono alla manifestazione dell’adiposità localizzata. È quindi chiaro che il primo passo per il trattamento è modificare le proprie abitudini.

Allenamento

Sostenere regolarmente attività fisica ha moltissimi effetti benefici sull’organismo. Rinforza la struttura muscolare ed ossea rendendo il corpo più prestante ed efficiente. È chiaro, inoltre, che con l’aumento di attività fisica sarà richiesto un maggior dispendio di energie.

Quando l’organismo finisce la riserva di energia immediatamente disponibile, costituita da zuccheri e carboidrati, è costretto a ricorrere alle energie di riserva, non immediatamente disponibili, che devono subire un “trattamento” di conversione per renderle effettivamente sfruttabili, queste riserve non sono nient’altro se non i grassi accumulati.

Ovviamente andando a sottrarre questa risorsa per trasformarla in energia la massa grassa visibile andrà via via diminuendo.

Alimentazione

Per far si che questo processo venga effettivamente messo in atto e che doni i risultati sperati è ovviamente necessario “costringere” l’organismo a ricorrere alle sue riserve di energia. È quindi essenziale regolare la propria alimentazione a tale scopo, assicurandosi che l’apporto di carboidrati e zuccheri sia nella quantità giusta affinché il corpo debba accedere alla riserva di grassi per sostenere gli sforzi.

Nello stesso tempo anche l’introito di grassi deve essere inferiore rispetto a quelli bruciati, se così non fosse il grasso introdotto sarebbe maggiore rispetto a quello bruciato e lo sforzo sarebbe nullificato. Questo risultato può essere ottenuto attraverso una regolarizzazione dell’alimentazione scegliendo cibi dal basso contenuto di grassi, zuccheri e carboidrati, favorendo quelli ricchi di proteine.

Trattamento chirurgico

Oltre ad affrontare la patologia attraverso i metodi precedentemente descritti, sono disponibili alcuni trattamenti dermatologici che i nostri professionisti eseguono nel nostro centro, che possono aiutare a combattere l’adipe in eccesso.

Questi riguardano l’introduzione, tramite iniezioni effettuate a livello del derma o tra gli strati di adipe, di sostanze lipolitiche, ossia sostanze capaci di sciogliere l’adipe accumulato nella zona in interesse.

Questi trattamenti sono adatti a combattere qualsiasi tipo di accumulo adiposo, anche sui soggetti che riscontrano una minor quantità di grasso.

Sono previsti cicli della durata di circa 4-5 sedute, che devono essere eseguiti in un periodo di 15-20 giorni di distanza da una seduta e l’altra.

La durata e il tipo di trattamento vengono definiti con il cliente in base alle necessità. L’importante è rivolgersi sempre ad un centro specializzato, dove puoi essere seguito da professionisti seri. Il nostro staff è tua disposizione!

 

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Cicatrici da acne? Trattale con il needling medico

Il needling medico per stimolare la produzione di collagene ed elastina

Apparentemente, acne e carenza di collagene ed elastina all’interno della cute sembrano due fenomeni distinti.

L’acne, infatti, è causato da diverse cause, tra cui infezioni da parte di microrganismi specifici, e si manifesta con l’infiammazione della pelle e la comparsa di pustole e bolle che rendono l’aspetto del volto molto poco gradevole.

Invece, collagene ed elastina sono due importanti proteine della cute, che vengono prodotte naturalmente dalle cellule del volto, le quali attribuiscono al derma compattezza, elasticità e turgore.

Con gli anni la produzione di collagene ed elastina da parte delle cellule umane decresce progressivamente, ed è per questo motivo che le persone più avanti con l’età tendono a manifestare rughe e difetti cutanei.

Ma in che modo le proteine cutanee e l’acne sono collegati tra loro?

Il problema principale è legato al fatto che l’acne – soprattutto quando è molto invasivo – tende a lasciare delle cicatrici molto antiestetiche sulla pelle, le quali perdurano anche una volta che l’infezione scompare (come solitamente avviene una volta che l’adolescenza termina).

Collagene ed elastina, però, hanno il potere di attenuare questi inestetismi, rimpolpando i punti in cui la pelle è particolarmente colpita dalle cicatrici e donando nuova luce al volto.

Tuttavia, la sintesi spontanea di collagene ed elastina non è sufficiente per ridurre gli effetti estetici delle cicatrici causate dall’acne, ed è proprio qui che entra in gioco il needling medico.

Needling medico contro le cicatrici da acne: cos’è e come funziona?

A questo punto ti starai probabilmente chiedendo cos’è il needling medico, e perché sortisce questi apprezzabili effetti sulla cute.

Il needling medico è un trattamento che sta diventando sempre più popolare in tutto il mondo, che consiste nello stimolare meccanicamente la produzione di collagene ed elastina da parte delle cellule della pelle.

Rispetto all’utilizzo di creme e trattamenti specifici che cercano di integrare queste molecole dall’esterno facendo sì che penetrino all’interno della cute, il needling medico permette di ottenere dei risultati molto più rapidi e facilmente visibili.

Per praticare il needling medico, i centri dermatologici adoperano un rullo, il quale presenta in superficie dei microaghi – solitamente di 1 o 2 mm di lunghezza – che viene passato sul volto del paziente.

La penetrazione di questi piccoli aghi all’interno della pelle comporta un leggero stress per la stessa, la quale è di conseguenza stimolata a produrre maggiori quantità di collagene ed elastina. In questo modo, le proteine neo-sintetizzate vanno a rimpolpare le cicatrici, contribuendo a migliorarne il colorito e a far sì che risultino molto meno evidenti alla vista.

Prima di effettuare il trattamento, è necessario disinfettare molto attentamente la cute e i microaghi posti sui rulli, per evitare di introdurre microrganismi al di sotto dell’epidermide.

Inoltre, viene anche applicata una crema anestetica, la quale riduce il fastidio rendendo l’esperienza del tutto indolore.

L’aspetto migliore e più innovativo del needling medico è legato alla sua versatilità: dopo il trattamento con gli aghi, infatti, il dermatologo applica sulla cute del paziente una maschera lenitiva – per limitare il rossore – oppure può decidere di stendere una lozione contenente un particolare principio attivo (tra cui, eventualmente, proprio il collagene e l’elastina).

In questo caso, infatti, la penetrazione delle molecole biologicamente attive è facilitata dalla presenza dei piccoli solchi formati dagli aghi stessi, garantendo un effetto molto più immediato.

Nel caso in cui si decida di ricorrere al trattamento per risolvere le cicatrici causate dall’acne, dunque, è possibile applicare una maschera all’acido ialuronico e all’elastina per idratare e rimpolpare selettivamente le aree più colpite.

Ci sono rischi legati al needling medico contro le cicatrici da acne?

Se conoscere la metodica con cui viene applicata questa tecnica ti ha spaventato, sappi che non devi temere. In realtà, essendo gli aghi molto sottili e di lunghezza ridotta, non c’è alcun rischio per la pelle, e il fastidio è minimo.

Non è necessario seguire un trattamento specifico prima di sottoporsi al needling medico per ridurre le cicatrici da acne, né vi sono effetti collaterali particolarmente invasivi: vi è solo la manifestazione del rossore cutaneo, soprattutto durante i 3 o 4 giorni successivi al trattamento.

È consigliabile, nella fase di irritazione post-trattamento, non utilizzare creme o prodotti cosmetici contenenti profumi, che potrebbero incrementare l’infiammazione; in questo periodo, dunque, è consigliabile preferire i sieri per completare la propria routine di bellezza.

I primi risultati sono visibili già dopo 15 giorni dal primo trattamento, ma per osservare un’attenuazione evidente delle cicatrici dovute all’acne sono necessarie dalle 3 alle 6 sedute – a seconda della gravità della situazione – a distanza di circa 30 giorni l’una dall’altra.

Chiunque può sottoporsi al needling medico, ma si consiglia di consultare il medico prima di procedere; in particolare, è necessario accertarsi di non avere difficoltà relative alla coagulazione sanguigna, la quale può essere temporaneamente limitata dall’impiego di alcuni specifici farmaci.

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